L’intervista si apre ricordando che Papa Francesco ha annunciato la creazione di 13 nuovi cardinali, tra cui sei italiani. Tra questi c’è Mons. Enrico Feroci, già direttore della Caritas di Roma, oggi rettore del Seminario del Divino Amore e parroco a Castel di Leva. Feroci entrerà nel collegio cardinalizio come non elettore, avendo compiuto 80 anni.
La reazione alla nomina
Feroci racconta di aver appreso la notizia in modo del tutto inatteso, pochi minuti prima di celebrare la Messa al Santuario del Divino Amore. I collaboratori gli hanno mostrato il video dell’Angelus in cui il Papa annunciava il suo nome. Dice di essersi sentito smarrito e sorpreso, tanto che i collaboratori hanno celebrato la Messa al posto suo.
Il significato della nomina
Secondo Feroci, Papa Francesco ha voluto onorare attraverso di lui tutti i parroci di Roma, scegliendolo come segno di riconoscimento per il lavoro pastorale svolto dai sacerdoti della diocesi. Lui stesso definisce la nomina un gesto di attenzione verso il clero romano.
L’esperienza alla Caritas di Roma
Feroci ripercorre i suoi nove anni come direttore della Caritas (dal 2009 al 2018):
- Sottolinea la missione pedagogica della Caritas: animare la comunità cristiana e civile all’attenzione verso gli ultimi.
- Ricorda la figura storica di Don Luigi Di Liegro, fondatore della Caritas romana.
- Cita alcune opere significative:
- La ristrutturazione dell’Ostello Don Luigi Di Liegro e l’apertura della Porta Santa da parte di Papa Francesco nel 2015.
- La creazione della Cittadella della Carità Santa Giacinta, con servizi per anziani, senza dimora, famiglie in difficoltà e attività pastorali.
- Riporta un dato impressionante: a Roma circa 7.000 persone dormono per strada ogni notte, un’emergenza spesso ignorata.
Feroci sottolinea che la Caritas non può sostituirsi alle istituzioni pubbliche, che devono assumersi le proprie responsabilità verso i più fragili.
Lo sguardo sul tempo presente e sul Covid-19
Il futuro cardinale esprime preoccupazione per gli effetti sociali e spirituali della pandemia:
- Il distanziamento necessario rischia di creare una mentalità di paura dell’altro, vista come un pericolo.
- Questo atteggiamento è contrario al Vangelo, che invita alla comunione e alla relazione.
- Teme che la paura possa allontanare i fedeli dalla vita comunitaria e dall’Eucaristia.
Invita a vivere questo tempo con fede, chiedendo l’intercessione della Madonna del Divino Amore.
Messaggio finale
Feroci richiama l’episodio delle Nozze di Cana: come Maria si accorse della mancanza di vino, così i cristiani devono imparare a leggere i bisogni che emergono dopo la pandemia e a rispondere con speranza e carità.
















