L’intervista si apre presentando don Luigi Maria Epicoco, sacerdote della diocesi dell’Aquila, autore molto seguito sui social e con numerose pubblicazioni tradotte all’estero. Il nuovo libro, La luce in fondo, nasce dal desiderio di rileggere in modo diverso alcune parole rese “negative” dalla pandemia: relazioni, corpo, morte, responsabilità. Epicoco spiega che la crisi non è solo buio, ma può diventare anche un luogo di luce.
Il bisogno di ascolto
Nel prologo il sacerdote parla della fame di ascolto che caratterizza l’uomo contemporaneo. Secondo Epicoco, oggi ci si ascolta poco a livello personale, sociale ed educativo. Le persone sono disposte a tutto pur di essere ascoltate. Durante la pandemia ha ricevuto moltissime lettere: storie intime, spesso dolorose, che lui porta nella preghiera e che gli mostrano una sorprendente “santità quotidiana” delle persone comuni.
Relazioni: tra nostalgia e fragilità
Il primo capitolo del libro affronta il tema delle relazioni. La pandemia ha accentuato la nostalgia di legami autentici, mentre molte relazioni restano virtuali o distanziate. Epicoco sottolinea che l’uomo diventa meno umano quando mancano relazioni significative. Alcuni rapporti sono “tossici”, perché non tirano fuori il meglio di noi, ma non possiamo vivere senza relazioni: è solo entrando in relazione che emerge la parte più vera della persona.
Solitudine: negativa e positiva
Epicoco distingue tra:
- solitudine negativa, fatta di abbandono, smarrimento e crisi relazionali;
- solitudine positiva, che permette di prendere distanza, fare chiarezza e ritrovare libertà interiore.
La paura di restare soli porta spesso ad accontentarsi di relazioni che non fanno bene. Imparare una solitudine “buona” è invece fondamentale per crescere.
Il silenzio che fa parlare la realtà
Il silenzio non è assenza di parole, ma capacità di ascoltare davvero la realtà e le persone. Epicoco spiega che spesso applichiamo sugli altri i nostri pregiudizi, impedendo loro di esprimersi. Il vero silenzio è apertura, ascolto, accoglienza.
Il corpo e la cura dell’interiorità
Un capitolo è dedicato al corpo. Viviamo in un’epoca ossessionata dalla forma fisica, ma povera di interiorità. Epicoco propone un parallelo tra fitness esteriore e “fitness interiore”: se si sviluppa solo una parte della persona, nasce un disagio. La cura del corpo deve essere accompagnata da una cura dell’anima.
La morte e il dolore più grande
Uno dei momenti più intensi dell’intervista riguarda la lettera di una madre che ha perso la figlia ventenne a causa del virus. Epicoco riconosce che non esiste dolore più grande della perdita di un figlio. La sfida del lutto è non trasformare chi amiamo nella causa della nostra disperazione, ma lasciare che continui a generare vita. Il ricordo non deve bloccare il tempo, ma diventare seme di nuova esistenza.
La luce in fondo: Cristo
Alla domanda su come un cristiano trovi la “luce in fondo”, Epicoco risponde che la luce è Cristo stesso, venuto a cercarci nel buio della storia. La speranza cristiana non è un traguardo lontano, ma il fondamento di ogni istante: “in fondo” significa “alla base”. La vita non poggia sul nulla, ma sulla luce che Cristo porta nelle nostre tenebre.
















