Nel Vangelo di oggi Gesù ci chiama ad essere vigilanti, pronti a lasciare per poter far Pasqua. Infatti come ai giorni di Noè, come nei giorni di Lot ogni uomo pensa a mangiare e bere, prendere moglie, prendere marito, vendere, piantare, costruire, comprare.
Niente di male, per carità, sono cose quotidiane…Anche oggi ci siamo alzati, lavati, vestiti, abbiamo fatto colazione e siamo saliti in macchina o in metropolitana diretti verso le cose di ogni giorno; forse qualche novità, un esame all’università, un appuntamento importante, comunque una giornata come le altre, sino all’istante in cui spegneremo la luce per addormentarci.
Ma proprio in questa quotidianità, il Signore viene: arrivano parole impreviste che ci umiliano, altri sono pronti a prendere decisioni inaspettate che stravolgono i nostri piani, le incomprensioni e i giudizi graffiano all’improvviso le relazioni a cui più teniamo.
Quando tutto scuote il sistema di vita che ci siamo costruiti o caliamo a picco anche noi oppure capiamo che dietro tutto c’è un intervento di Dio che ci vuole portare non alla distruzione, ma alla salvezza. E allora siamo disposti a lasciare, siamo disposti a non guardare più indietro, a non vivere di rimpianti, come la moglie di Lot che si trasforma in una statua di sale che non si scioglie per nessuno.
Perché sappiamo il meglio – come dice una famosa canzone – deve ancora venire… che la salvezza è davanti a noi e non dietro di noi.









