La vita eremitica francescana nell’ecclesiologia e nell’apostolicità

eremo delle carceri in Assisi. Foto privata

LA RISCOPERTA DELLA VITA EREMITICA E LA FAMIGLIA FRANCESCANA

Nella Chiesa, la presenza dei contemplativi e la testimonianza da loro offerta sono sempre state riconosciute e apprezzate in maniera particolare, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II. Numerosi sono i documenti emanati dal Magistero che mirano a guidare la Chiesa in questa fase delicata di rinnovamento e di rivalutazione della vita eremitica. Nel tempo si è andato scoprendo sempre di più – e oggi se ne ha maggiore consapevolezza – che la solitudine che caratterizza la vita contemplativa non è per niente passiva, bensì attiva, poiché consente a chi desidera fare questa esperienza, di immergersi nel proprio io e di trovare il noi e percepire l’unità tra di loro. La vita eremitica, infatti, non è isolamento da tutti e da tutto, ma è una realtà fatta di relazioni vere e profonde con Dio, con gli uomini e con il mondo, uniti in una comunione d’amore.

Al giorno d’oggi la vita contemplativa è sempre più considerata una dimensione della Chiesa che necessità di essere estesa e diffusa tra tutti i membri, in quanto prima fonte di evangelizzazione. Essa è, infatti, fede nell’opera di Dio, e per testimoniare Dio dobbiamo lasciargli maggiore spazio per manifestarsi.

Nel cammino spirituale di Francesco d’Assisi la vita eremitica ha avuto un ruolo importante, perché nell’incontro con il Signore, gli ha fatto ritrovare se stesso, il senso da dare alla sua vita e la direzione verso cui andare. Immerso con coraggio nel silenzio e nella solitudine, egli ha saputo condurre una vita aperta al mistero con semplicità e umiltà. Nella preghiera personale e profonda ha conosciuto l’amore di Dio, ha ascoltato la sua voce, ha imparato a seguire Cristo povero e Crocifisso e a riconoscere i segni della sua amorosa presenza in ogni creatura. Rinnovato interiormente, ha iniziato a guardare i fratelli con sguardo e cuore puri e ad amarli come Dio li ama. Con la propria vita egli ha saputo insegnare ai suoi frati il primato della contemplazione, alla quale ha anche attribuito un profondo valore ecclesiale.

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La vita eremitica è, dunque, un fondamentale apostolato della famiglia francescana, è un modo tipico e caratteristico di essere Chiesa, che pian piano si va riscoprendo e rivalutando. Dall’analisi dei principali documenti post-conciliari delle famiglie francescane del primo Ordine, si evince che sono già stati compiuti i primi passi per incoraggiare la valorizzazione e l’attuazione di nuove esperienze di eremo.

La vita eremitica non è un’esperienza particolare al di fuori della vita normale dell’intera Fraternità, ma è la normalità di vita di ogni frate chiamato a testimoniare costantemente la provvisorietà del tempo presente con la ricerca del Regno di Dio e con la penitenza. Una tale vita “nel deserto” è un invito per i propri simili e per la stessa comunità ecclesiale a non perdere mai di vista la suprema vocazione, che è di stare sempre con il Signore.

La dimensione ecclesiale della vita eremitica

L’idea di vita eremitica richiama certamente alla mente l’immagine del deserto, della separazione dal mondo, del silenzio e della solitudine. Ciò potrebbe far pensare erroneamente all’eremitismo come ad una forma di vita totalmente distaccata dalla società e dalla vita ecclesiale.

Sebbene si riconosca nella vita eremitica una certa radicalità evangelica ad imitazione di Cristo, che spesso si ritirava in luoghi deserti per pregare in solitudine, tuttavia non si può non riconoscere in essa anche una dimensione relazionale. Gesù stesso, infatti, si presenta a noi come una persona in relazione con gli uomini e con il Padre. Egli rivolge all’uomo già all’inizio della sua esistenza una chiamata personale a seguirlo e ad entrare in profonda comunione con il suo Creatore Seguire Cristo, che è via, verità e vita (cf. Gv 14,6), vuol dire partecipare alla comunione da lui generata e a noi rivelata e realizzata nell’eucaristia. La Lumen Gentium afferma che «tutti gli uomini sono chiamati a questa unione con Cristo, che è la luce del mondo; da lui veniamo, per lui viviamo, a lui siamo diretti». È chiaro allora che la dimensione ecclesiale della vita eremitica è determinata principalmente «dal suo riconoscimento teologico, poiché si colloca nel mistero di Dio e della Chiesa, in quello di Cristo e del suo corpo mistico, sotto l’influsso dello Spirito Santo che la ispira e dirige»

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Il Concilio non ha fatto altro che riportare in evidenza un’esperienza che da sempre aveva accompagnato la storia della vita religiosa e che forse non era mai stata tematizzata e approfondita così come ai nostri giorni. E’ impossibile non riconoscere l’alto valore di questa solitudine dedicata alla contemplazione dell’Amore, soprattutto nel tempo presente nel quale l’uomo avverte ancora di più l’esigenza di volgersi al trascendente. La Chiesa dal Concilio Vaticano II è stata dunque incoraggiata ad accogliere le varie forme di vita eremitica e a riconoscerne soprattutto il valore apostolico e la grande testimonianza da esse offerta al mondo e ad inserirle concretamente nell’ambito ecclesiale ed anche apostolico, di modo che l’eremita possa essere membro attivo della Chiesa.