Madre Elvira, la suora che aiuta chi è vittima di una dipendenza

foto Comunità Cenacolo

Rita Agnese Petrozzi è la “suora dei drogati”

 Madre Elvira, nome di nascita Rita Agnese Petrozzi è conosciuta come “la suora dei drogati”, la religiosa ama definirsi “figlia di gente povera”. Decide di entrare in convento da giovanissima all’età di 19 anni presso le Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret dove lì diventerà suor Elvira.

Ma dentro di lei sentiva il fuoco dello Spirito Santo che ardeva di amore in particolare per i giovani sbandati e smarriti, quelli che vivono in strada e sono in balìa della perdizione così, il 16 luglio 1983 a Saluzzo (CN) forma la Comunità Cenacolo che è una vera e propria famiglia fondata sulla fede dove l’uomo ferito, viene guarito dall’amore dato e ricevuto in maniera gratuita.

Anche la storia di Suor Elvira parte da una dipendenza che ha colpito il padre facendolo cadere vittima dell’alcool. Durante la seconda guerra mondiale, suor Elvira da Sora emigra ad Alessandria insieme alla sua famiglia che viveva grandi disagi dovuti al dopo guerra.

Il padre impegnato sul fronte di guerra era ormai diventato dipendente dall’alcool e la madre badava ai suoi 7 figli.

«Qualsiasi occupazione di mio padre durava poco a causa dell’alcool – ricorda Madre Elvira – Io mi vergognavo, all’epoca, di questa condizione di mio padre. Eppure, nel tempo, ho iniziato a guardare questa situazione in modo diverso. Se mio padre fosse stato affidabile, perbene, che pensava alla famiglia, forse non sarei diventata quella che sono ora. Mio padre mi ha insegnato la povertà, l’umiltà».

La suora ricorda un episodio particolare della sua infanzia: «Papà mi veniva a prendere a scuola con la bici. I bambini della terza elementare mi facevano notare che era ancora una volta ubriaco. Io abbassavo la testa e andavo via. Per tanto tempo sono stata male per la condizione della mia famiglia. Ora non più. Mio padre mi ha insegnato la concretezza della vita. Anche quando aveva bisogno delle sigarette e in piena mi svegliava, fuori controllo di sé, e mi chiedeva di andarle a comprare, io non potevo dire “no”. Avevo tanta paura perché dovevo passare tra luoghi pericolosi, boscaglia, tanto più in inverno quando era ancora più buio e freddo. In quel modo, però, mio padre mi ha formato all’ubbidienza, al sacrificio. E’ stato il primo drogato che la Divina Provvidenza mi ha dato tra le braccia: ho dovuto fargli di tutto».

E così la Comunità Cenacolo oggi è presente in 20 paesi del mondo e in queste comunità approdano persone con varie dipendenze ma oltre al lasciare il loro “vizio” fanno un incontro speciale, quello con l’amore di Cristo Gesù.

Leggi di più:  AnnaLaura di Luggo “La bellezza e la fede nell’iride degli occhi”

“Come avrei potuto io inventare una storia così?
Tutto è avvenuto senza che io me ne accorgessi: mi sono tuffata nella Misericordia di Dio e mi sono rimboccata le maniche per amare, amare, amare.. e servire!
Sono io la prima a sorprendermi continuamente di quello che è avvenuto e che sta avvenendo nella vita della Comunità Cenacolo, che è opera di Dio, dello Spirito Santo, di Maria” dice Madre Elvira.

Inoltre alle famiglie da un consiglio: «Perdonate la vostra famiglia, se in passato ha fatto qualcosa che vi ha umiliati, o se non siete stati apprezzati. Perché tutto quello che è avvenuto quando eravamo piccoli, se oggi siamo qua, è perché è stato trasformato: dalle tenebre alle luce, e ci ha insegnato a vivere l’amore».

Fonte. Gaudium Press di Rita Sberna