“Mamma”: la parola più bella… e più scomoda

Non sono affatto anni semplici per le #mamme (e per i papà) di tutto il mondo. Non si è ancora spenta l’eco della tragica vicenda del piccolo #Alfie Evans, che nel nostro paese si sono diffuse almeno due notizie che lasciano profondamente perplessi e amareggiati.

Il primo episodio, accaduto all’Università di Parma, ha coinvolto una giovane donna recatasi ad accompagnare all’ateneo il proprio compagno, specializzando in medicina, assieme al figlioletto di pochi mesi. Avendo il bimbo mostrato improvvisamente i segni della fame, la madre non ha esitato ad allattarlo al seno, finendo redarguita da una guardia giurata, che l’ha intimata ad allontanarsi per non turbare la sensibilità degli studenti. Un concetto di pudicizia davvero paradossale per una società in cui il corpo femminile è oggetto di costante mercificazione, nel pressoché totale silenzio assordante delle femministe d’ogni generazione e orientamento.

Il secondo episodio ha coinvolto una scuola materna di Roma, dove una coppia omosessuale maschile, con un bambino in quell’asilo, ha chiesto ed ottenuto la cancellazione della Festa della Mamma, ritenuta “ideologica”, a favore di una più generica “festa della famiglia”. L’avanzata di nuovi modello familiari “arcobaleno”, con due mamme o due papà, a seconda dei casi, imporrebbe, senza discussioni né dibattiti, la censura e la rimozione dell’idea stessa di famiglia naturale.

Beninteso: sia il caso di Parma che quello di Roma, non sono certo una novità assoluta. È un dato di fatto, comunque, che, negli ultimi anni, tali fenomeni siano sempre più frequenti e non è affatto fuori luogo pensare che entrambi gli episodi menzionati siano da ascrivere ad una comune matrice ideologica profondamente avversa alla famiglia che, per demolire la principale cellula della nostra società, pongono nel mirino la figura centrale della famiglia stessa: quella della madre.

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Ecco allora un altro paradosso: a parole tutti sono favorevoli alla famiglia e non c’è giovane donna che non desideri un marito e dei figli per il suo futuro. Anche in ambito politico – lo abbiamo visto nell’ultima campagna elettorale – non mancano le dichiarazioni d’intenti a favore della maternità (asili nido, quoziente familiare, ecc.) che, però, alla prova dei fatti, vengono puntualmente disattese.

Negli ultimi cinquant’anni, il naturale desiderio di maternità nelle donne è stato danneggiato in tanti modi: l’introduzione dell’aborto e del divorzio; il mito dell’emancipazione femminile e della donna lavoratrice; la diffusione del precariato che impedisce ai giovani di metter su famiglia; l’imposizione di modelli culturali e mediatici di famiglia molto lontani dalla realtà (“famiglia del Mulino Bianco” in primis).

Il pensiero unico dominante, sorretto dai pilastri del capitalismo e dell’utilitarismo, vede come fumo negli occhi la maternità e la famiglia, in quanto luoghi di gratuità e di amore disinteressato senza limiti: una pietra di scandalo, per chi vorrebbe una società dove tutto è in vendita e tutto è riducibile a business.

Non è tutto: in famiglia, la mamma è la prima depositaria dell’educazione dei figli. Deprivare le madri del loro ruolo pedagogico, ponendole non più in collaborazione ma in competizione con la scuola e altri istituti educativi, significa imbrigliare lo spirito critico nei bambini e nei ragazzi, per renderli manipolabili, puri soggetti di consumo, più che persone dotate di affettività e creatività, nonché artefici e compartecipi del bene comune.

Se però la scuola può anche essere ideologicamente orientata (come lo erano, in particolare, le scuole dei regimi totalitari comunisti e nazifascisti), è molto più difficile che, per i propri figli, una mamma possa compiere scelte contro il buon senso o contro la natura delle cose. L’istinto materno ben si armonizza con il diritto naturale, con la dignità della persona. L’illustre neuropsichiatra infantile Giovanni Bollea (1913-2011) intitolò uno dei suoi più celebri saggi Le madri non sbagliano mai (Feltrinelli, 1995). Tesi di fondo dell’autore è che la crescita armoniosa del bambino è favorita assai più dalle scelte frutto dell’intuito materno che non delle astratte teorie di psicologi e pedagogisti.

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L’amore materno è il più puro di tutti ed è anche incompatibile con qualunque ideologia. Persino la tristissima pratica dell’“utero in affitto” ha dimostrato due realtà incontrovertibili: anche le “madri surrogate” si affezionano ai bambini che portano in grembo e quando devono separarsene poco dopo la nascita, la sofferenza per loro è atroce; allo stesso modo, i “bambini surrogati”, dopo essere stati presi dalla coppia adottante (quasi sempre due uomini…), per mesi piangono disperati perché vogliono la mamma. Se il mondo fosse più “a misura di mamma”, la violenza, l’egoismo, la sopraffazione avrebbero vita assai meno facile.

In occasione della festa di domenica prossima è allora opportuno ricordare alcune delle tante mamme eroiche che, semplicemente svolgendo il proprio ruolo, hanno segnato la storia recente o attuale, gettando un seme di speranza: le madres di Plaza de Mayo, che coraggiosamente squarciarono il velo di omertà sui propri figli scomparsi durante la dittatura argentina; Connie e Kate, mamme rispettivamente di Charlie Gard e di Alfie Evans, che fino all’ultimo hanno lottato per strappare i loro bambini al destino eutanasico negli ospedali britannici; due grandissime mamme italiane che hanno sacrificato la vita per fa nascere le creature che avevano in grembo: Santa Gianna Beretta Molla (1922-1962) e Chiara Corbella Petrillo (1984-2012); le tante madri di famiglia che da qualche anno, in Italia e in altri paesi, si stanno battendo per la famiglia naturale e per la libertà educativa, opponendosi al colosso ideologico del gender. Una festa che, a dispetto del politicamente corretto, domani sarà celebrata ancora. Una festa che, non casualmente, capita nel mese mariano, in ossequio alla Madre di Dio, così vicina a noi, in primo luogo perché, nella sua perfezione di donna senza peccato, fu mamma umanamente affettuosa, tenera e semplice, come tante altre. Pur avendo un Figlio così “speciale”…

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