Mons Domenico Pompili: “Il Coronavirus ci chiama a fare un bagno di umiltà”

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Mons Domenico Pompili, vescovo di Rieti, sottosegretario della Conferenza episcopale italiana fino al 2015, ci dona speranza in questo tempo difficile quaresimale dove ognuno è costretto a vivere la propria quaresima in quarantena.

Sua Eccellenza, proprio ieri è arrivato il nuovo decreto del Cardinale Vicario Angelo De Donatis mediante il quale si attesta che i sacerdoti e i fedeli si prendono la responsabilità ultima dell’ingresso nei luoghi di culto, in modo tale da non esporre ad alcun pericolo di contagio la popolazione ma allo stesso tempo evitare che il luogo di culto venga chiuso proprio per non dare un ulteriore senso di smarrimento e insicurezza. Secondo Papa Francesco chiudere totalmente le chiese era una misura drastica.

Quindi al momento al fedele è concessa solo la possibilità di fare una preghiera personale dinnanzi al Tabernacolo?

In realtà al fedele come ad ogni persona purtroppo è concesso di stare a casa perché il pericolo di propagare il contagio è ancora molto forte e perciò la Chiesa si è uniformata a questa indicazione sospendendo le celebrazioni. Le chiese restano aperte e sono un segno che la vita comunitaria deve trovare forme nuove perché se è stata sospesa la celebrazione fisica intracorporea, non è invece sospesa la possibilità di vivere momenti di preghiera. Da per tutto, i parroci si sono mobilitati valorizzando i linguaggi della rete che risultano essere un’occasione straordinaria anche se manca la forma fisica del contatto ma in questo momento non è possibile. Questa privazione ci aiuterà quando potremo incontrarci fisicamente, ad apprezzare lo spazio fisico della chiesa.

 

La nostra Quaresima è un tempo di privazione anche dall’Eucarestia, senza il cibo eucaristico non è semplice affrontare tutto questo. Abbiamo bisogno di speranza, di coraggio e tanta fede e solo voi pastori, ora come ora potete trasmetterla a tutti …

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Credo che ci siano delle bellissime testimonianze in cui questi giorni, la vita cristiana continua a far parlare di sé attraverso la generosità dei volontari e del personale medico e paramedico che sta svolgendo un lavoro a rischio ma di grande valore. La presenza Eucaristica rappresenta il Top della presenza del Signore Gesù.

L’Eucarestia è il vertice ma ci sono anche altre forme per percepire la presenza di Gesù come l’ascolto orante della Parola o come l’aiutarsi reciprocamente perché il prossimo è il volto stesso di Dio.

Anche con questa distanza possiamo sperimentare la vicinanza di Dio.

Molti si chiedono se i tempi che stiamo vivendo siano già apocalittici …

Credo che queste letture che tentano di legare quello che sta accadendo a dei testi scritturistici siano sempre un po’ dei tentativi disperati. L’apocalisse non ha a che fare con il genere horror diffuso anche nella cinematografia. L’apocalisse è una forma per leggere l’oggi storico ispirati dalla luce di Dio. In questa vicenda del coronavirus vedo più tosto un bagno di umiltà a cui la società è chiamata perché nonostante i nostri progressi, l’uomo non può cancellare la fame, la guerra e l’epidemia. In questa vicenda vedo un appello ad un senso di responsabilità ulteriore, siamo tutti connessi e dipendiamo dall’altro, dobbiamo uscire dall’individualismo.  E poi il coronavirus ci fa comprendere che la vita di ognuno di noi è connessa alla vita degli altri, questa catastrofe col tempo potrà essere una catastrofe vitale, ci farà comprendere che la vita è troppo bella per essere sprecata ad essere cattivi.

Qual è l’atteggiamento che in questo momento ogni cristiano deve assumere nei confronti della fede?

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Penso che la fede è sistematicamente sfidata dalle vicende del mondo come in questo caso da un’epidemia, che mette a repentaglio i nostri affetti più cari, mette in discussione le nostre libertà e mette in crisi l’aspetto socio- economico. E’ una sfida a cui la fede è chiamata ma è anche una straordinaria risorsa, perché avere fede ci consente a non lasciarci sopraffare dalla paura ma ad avere fiducia, rimanendo resistenti nonostante l’epidemia cresca ma che è destinata a scomparire.

  C’è qualcosa che vuole dire ai lettori?

Vorrei invitare ciascuno di noi a confidare nella forza della ragione a prendere misure precauzionali date dal mondo scientifico e a confidare nella forza di Dio che non abbandona mai il suo popolo e lo sostiene sempre. Con l’aiuto di Dio riusciremo a superare questo momento.

Rita Sberna