“Non posso chiudere la casa di Dio” E così il sacerdote fu ucciso dall’Isis

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Don Ragheed Ganni lo possiamo definire “martire dei nostri giorni”

Il sacerdote nonostante le persecuzioni ha sempre continuato a celebrare “l’eucarestia”. Il giovane sacerdote di 35 anni, venne ucciso il 3 giugno 2007 a Mosul, dopo la Messa, fecero irruzione i terroristi dello stato islamico. Era la messa di pentecoste, la sua chiesa era dedicata allo Spirito Santo, oltre a lui i terroristi uccisero 3 giovani diaconi: Yousef Daud, Wahid Hanna Isho, e Gassan Isam Bidawed.

L’Isis non si accontentò di ucciderli ma una volta morti, accanto ai loro cadaveri posizionarono delle auto cariche di esplosivo affinchè nessuno si riuscisse ad avvicinare ai loro corpi.

I testimoni raccontano che il terrorista prima di sparare gli disse“Ti avevo detto di chiudere la chiesa, perché non l’hai fatto?” il giovane prete rispose: “Non posso chiudere la casa di Dio”.

Questo invece è ciò che il giovane sacerdote ucciso, disse in occasione del Congresso Eucaristico a Bari nel 2005: “I terroristi  pensano di ucciderci fisicamente o almeno spiritualmente, facendoci annegare nella paura. Per le violenze dei fondamentalisti contro i giovani cristiani, molte famiglie sono fuggite. In tempi tranquilli si dà tutto per scontato e si dimentica il grande dono che ci è fatto. Attraverso la violenza del terrorismo, noi abbiamo scoperto che l’Eucaristia, il Cristo morto e risorto, ci dà la vita. E questo ci permette di resistere e sperare”.

Nel 2019 è stata chiusa la fase diocesana per la beatificazione.

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