“Prima di morire, mia moglie Ludovica mi ha condotto alla Fede”

“Prima di morire, mia moglie Ludovica mi ha condotto alla Fede”

La storia di Massimo Raviscioni, è fatta di tanta fede; una fede che ha accompagnato Massimo e sua moglie Ludovica, nel matrimonio e durante la malattia tumorale, conclusasi con la morte prematura di Ludovica.
Loro erano legati ad un luogo ben preciso, dove tanti anni fa nel 1492, la Madonna apparve a 2 bambine, esattamente in Valchiavenna, al Santuario di Gallivaggio.
Massimo è un camionista, mentre Ludovica era un giovane medico, esattamente un oncologa, presso un ospedale in provincia di Como.

Com’era la tua fede, prima di conoscere Ludovica?
La mia fede, prima di conoscere Ludovica era assente. Una volta completati gli anni di catechismo, ho abbandonato la chiesa e ho iniziato a giocare, ad uscire con gli amici. Nel periodo adolescenziale ci s’impatta con le cose del mondo, se fino a prima magari si frequenta la chiesa da piccoli, poi arrivati in un età adolescenziale si pensa ad altro e di conseguenza si ci allontana dalla chiesa.
Pian piano, si comincia ad accantonare Gesù e la Madonna.
Ero molto distante dalla via del Signore. A me non interessava assolutamente niente di loro. Né Gesù, né la Madonna, di conseguenza non andavo mai a messa né a Natale e nemmeno a Pasqua.
Sapevo che Gesù e Maria esistevano, ma per me era come se fossero in un altro angolo dell’universo. Non li sentivo presenti in mezzo a noi.

Come descriveresti tua moglie? Che donna era?
Ludovica è sempre stata una donna di fede, non è mai stata invasiva, nel senso che, lei tutte le domeniche andava a messa e riceveva la comunione; nel periodo che ci siamo conosciuti, non mi aveva mai forzato a seguirla in queste cose e non era insistente.

Ludovica, ha studiato medicina e una volta laureata si è specializzata in oncologia.
I suo desiderio, una volta terminati gli studi, era di sposarti?
Dal 2001 al 2005, il nostro rapporto è stato tra alti e bassi perché c’era il problema della lontananza. Lei studiava a Pavia e quindi eravamo costretti a vederci solo il fine settimana.
Quando ha finito gli studi, nel 2005 abbiamo iniziato a frequentarci tutti i giorni. Vedendo che la relazione andava bene, Ludovica mi ha fatto la proposta di matrimonio.
Io in un primo momento, sono rimasto un po’ stranito, era come se fosse caduto un fulmine a ciel sereno.
Lei ci teneva a sposarmi, ma io inizialmente le proposi di convivere, poi se le cose sarebbero andate bene magari potevamo sposarci dopo.
Per lei la convivenza non era tollerabile, quindi mi disse che o ci saremmo sposati oppure ci saremmo lasciati.
Così, il 13 settembre del 2008, ci siamo sposati.

Un anno prima del matrimonio, cominciasti a frequentare la chiesa?
Prima del matrimonio, avevamo frequentato il corso prematrimoniale che per me è stato una grande noia, perché ero talmente lontano dalla fede che non capivo i discorsi che il sacerdote faceva sulla famiglia.

La vostra vita matrimoniale come proseguì?
Dal giorno del nostro matrimonio in poi, tutte le domeniche, ho cominciato a frequentare la chiesa (non perché io avessi voglia di andare) ma lo facevo per Ludovica.
Quando andavo in chiesa, ero sempre molto distante. Non ascoltavo le letture, guardavo le persone, non m’interessava niente. Per me era già tanto, la mia presenza in chiesa, per far felice Ludovica.

Come avete scoperto della malattia tumorale di Ludovica?
Allora, intanto partiamo dalla nascita di nostro figlio Cristian, avvenuta il 10 febbraio. Della malattia, ci siamo accorti a luglio. C’erano stati dei sintomi prima perché durante l’allattamento del bambino, Ludovica ha avuto una mastite. Pensavamo che era a causa dell’allattamento, infatti Ludovica non ci aveva fatto nemmeno caso.
Con il passare del tempo, dopo un paio di mesi, ha scoperto di avere un linfonodo sotto un’ascella.
Lei pensava fosse sempre a causa dell’infiammazione al seno, così cercava di tenerlo sotto controllo toccandolo (essendo oncologa sapeva come fare). Ha aspettato un paio di mesi per vedere se il linfonodo diminuiva oppure aumentasse. A settembre, questo linfonodo era sempre di dimensioni grandi.
Lei è stata a casa in maternità per un anno, è rientrata a lavorare a settembre.
Quando rientrò a lavorare, doveva iniziare a farsi qualche controllo più approfondito. Solo che una volta rientrata a lavoro, dava la priorità ai suoi pazienti e i suoi controlli li rimandava.
In quel momento mi sono arrabbiato con lei perché a mio parere doveva controllarsi per vedere di cosa si trattasse con chiarezza.
Così per insistenza di alcune sue colleghe, ad ottobre, l’hanno portata ad esaminare questo linfonodo, in quel momento, abbiamo scoperto la malattia del tumore.

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Come affrontava Ludovica, la malattia e la consapevolezza che fra qualche mese sarebbe morta?
Devo dire che è successa una cosa strana. Il referto di Ludovica è arrivato il 10 ottobre, la settimana prima del mio compleanno. Mentre Ludovica è salita al cielo, la settimana prima del compleanno di nostro figlio Cristian.
Una mattina, io ero a lavoro e Ludovica mi chiamò per comunicarmi che purtroppo aveva un tumore.
In quel momento mi sono sentito malissimo, sono tornato subito a casa, mi sono chiuso nella mia stanza e la prima cosa che ho fatto (senza rendermene conto) è stato prendere il rosario e pregare.
Una persona che mi ha aiutato tanto è Vilma, una signora che ha delle locuzioni interiori, amica di mia mamma.
Il giorno stesso la chiamai e le raccontai di Ludovica. Mi disse di pregare e di confidare nel Signore, inoltre mi disse: “Bussa e ti sarà aperto, con la fede si può fare tutto. Continua a pregare”.
Da quel momento lì, ho cominciato a prendere il rosario, dentro di me avevo cominciato a sentire una piccola forza, come se sentissi dentro che ci sarebbe stata una possibilità, per poter aiutare Ludovica a sconfiggere questa malattia.
Dopo poco, arrivò Ludovica e mi disse che le cose erano veramente serie, aveva pochi mesi di vita perché il tumore era in uno stato avanzato ed era molto aggressivo.
La sera, siamo andati a cena dai suoi genitori e poi siamo andati a fare un giro in macchina perché Ludovica aveva voglia di parlare.
Mi parlava degli esami, degli esiti, e poi ad un certo punto le dissi che se aveva veramente i mesi contati con i medici, potevamo provare a chiedere alla Madonna e a Gesù, perché per loro nulla è impossibile.
Ludovica mi guardò meravigliata, perché non avevo mai parlato, prima di allora, così.

Com’è arrivata la chiamata ad andare Medjugorje?
La chiamata è arrivata da Bolzano Vicentino, dal gruppo di preghiera di Vilma.
Una sera Vilma, ci aveva invitati ad andare nel suo gruppo di preghiera, a pregare con Don Roberto.
Quella sera, dopo il Santo Rosario e la messa, Vilma si avvicina a noi e ci propone di andare a Medjugorje. Ludovica in quel periodo, stava facendo la chemioterapia e quindi affrontare un viaggio così lungo era stancante per lei, però Vilma ci disse che se il Signore e la Madonna volevano che partissimo, sicuramente saremmo andati in pellegrinaggio a Medjugorje.
Quella sera, da Bolzano Vicentino siamo tornati a casa con 3 grazie: la prima è stata la chiamata della Madonna di Medjugorje (perché è una vera chiamata andare in quel luogo), la seconda grazia è stata quella di aver conosciuto Don Roberto (un sacerdote veramente fantastico), infine la terza è stata la sensazione di sentire la malattia di Ludovica, come una grazia ricevuta dal Signore.

Ci racconti del vostro pellegrinaggio a Medjugorje?
Siamo partiti di sera e abbiamo viaggiato tutta la notte. Siamo arrivati la mattina seguente a Medjugorje, eravamo con un gruppo di persone di Vicenza e con Vilma (lei per noi è stata, il braccio del Signore allungato).
Il pomeriggio, io e Ludovica, camminando per Medjugorje, ci siamo resi conto che non sentivamo più alcun pensiero che riguardasse la malattia o nostro figlio Cristian. Ci sentivamo alleggeriti da tutto.
L’indomani, mi sono alzato dal letto (alloggiavamo in una pensione vicino il monte Kricevaz), ho aperto la finestra ed ho sentito un profumo forte di fiori.
Guardo in giro, ma non c’era assolutamente alcun fiore, c’erano: rovi, sassi, un pollaio e la cucina della pensione.
Anche Ludovica sentiva lo stesso profumo di fiori.
Al pomeriggio, siamo andati da Viscka, ho avuto la grazia di sentire la sua catechesi. Ludovica era entrata in una stanza, dopo sono entrato anche io e ancora una volta, ho sentito un forte profumo di fiori.
Mi guardai in giro, e vidi che c’erano dei fiori. Quindi dissi a Ludovica che sicuramente il profumo proveniva da lì, ma lei rispose che tutti quei fiori erano finti, perché aveva già domandato ad una persona.
A quel punto Ludovica mi disse che una persona le aveva spiegato che il profumo che sentivamo dalla mattina, era la presenza della Madonna su di noi.
Abbiamo avuto la grazia di ricevere la benedizione dalla veggente Viscka.
Non avevamo più paura della malattia, abbiamo sentito la nostra fede rinforzarsi.
Il giorno dopo, quando stavamo partendo per tornare a casa, salendo sulla macchina ho sentito nuovamente quel profumo di fiori. Anche Ludovica, salendo in macchina ha sentito il profumo.
E’ stato un pellegrinaggio intenso, abbiamo interpretato il profumo, come il saluto di Maria.
Per noi, la malattia di Ludovica è stata una grazia, perché senza la malattia, io non avrei scoperto Gesù e la Madonna. Ludovica, senza questa malattia, oggi non sarebbe stata in paradiso.

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Una volta tornati da Medjugorje, il vostro desiderio era formare un gruppo di preghiera?
Si, Ludovica aveva questo desiderio. Siamo tornati da Medjugorje, carichi di fede e volevamo portare da Medjugorje un segno per le altre persone.
A lei era venuto in mente, di creare un gruppo di preghiera al Santuario di Gallivaggio, così abbiamo creato il gruppo della Regina della Pace.

Siete tornati a Medjugorje dopo quella volta?
Con Ludovica, siamo tornati altre 2 volte. Io in totale sono tornato a Medjugorje 7 volte.
Sento proprio che la Madonna mi chiama ed ho il bisogno di ritornare più volte per ricaricarmi e avere la forza di andare avanti e pensare a mio figlio.

La metastasi tumorale, si divulgò anche nelle ossa. Ludovica essendo un medico, capii di aver ricevuto una grazia dal Signore che le concesse di vivere 5 mesi in più, rispetto al previsto. Questi mesi in più, vi hanno permesso a Medjugorje di donarvi a Gesù e Maria…
Si, Ludovica a maggio ha avuto queste metastasi diffuse nella mammella, che subito dopo gli venne asportata. Poi ha fatto la chemioterapia e la radioterapia. Subito dopo, fece gli esami e sembrava che ci fosse una via di guarigione, da quando tornammo da Medjugorje.
I primi giorni di giugno, purtroppo Ludovica scoprì di avere delle metastasi al fegato. Il tumore in quel momento, viaggiava e la stava divorando, per cui si trasferì con Cristian e andò a vivere dai genitori. Non aveva più le forze di far nulla.
Stava tutto il giorno sdraiata, aveva la pancia gonfia, dovuta proprio al fegato.
Avevamo deciso che se Gesù ci permetteva, a settembre saremmo andati di nuovo a Medjugorje.
Infatti, a settembre partimmo con il camper, con un gruppo di persone ed un amica di Ludovica, dottoressa anche lei.
Ci fu subito un piccolo miracolo. Per tutta la Croazia, Ludovica guidò il camper per 5 ore. Fino a prima della partenza, stava a casa e non riusciva nemmeno ad alzarsi dal letto, invece a Medjugorje, ha guidato, è salita a piedi sui monti ed a piedi scalzi. Era forte.

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Cosa accadde negli ultimi giorni della malattia di Ludovica che ormai era giunta al termine?
Eravamo già a Natale, abbiamo festeggiato quei giorni natalizi, ed il giorno dopo della befana, stavamo togliendo l’albero di Natale ed il presepe, ad un certo punto chiesi a Ludovica , chissà come avremmo festeggiato il Natale il prossimo anno.
Ma Ludovica, rispose dicendomi che il prossimo Natale, lei non ci sarebbe stata più perché Gesù le aveva permesso di vivere 5 mesi in più, rispetto al decorso previsto dalla malattia.
Lei doveva essere già morta a luglio, invece a dicembre era ancora in vita.
In quel momento, ci rimasi male perché credevo fino alla fine nella sua guarigione. Ma lei dentro di sè, sentiva che il Signore la chiamava per prenderla con Sé.
La mattina del 3 febbraio, Ludovica entrò nella fase di agonia. A sua sorella, venne in mente di mettere un cd che aveva comprato a Medjugorje, con le musiche che piacevano a Ludovica.
Abbiamo messo la canzone “Guariscimi o mio Signore”. Pochi secondi prima, avevamo finito di recitare la coroncina della Divina Misericordia (una preghiera fondamentale da recitare accanto agli agonizzanti), e quando il canto era giunto nella parte in cui diceva “Alleluja, Alleluja”, Ludovica spirò.
La cosa più grande che ho sentito, nel momento che Ludovica è aspirata in cielo, è stato sentirmi svuotare dentro dal dolore e dalla sofferenza. Ho sentito che Gesù e Ludovica, portavano via, dal mio cuore tutto il malessere che avevo dentro.
Io sono uscito dalla stanza sorridendo. Le persone che mi vedevano in corridoio mi prendevano per matto.
Il mio sorriso, era dovuto alla gioia di sapere che Ludovica era andata in paradiso.
Una cosa che voglio raccontare, molto importante, risale a qualche settimana prima della morte di Ludovica.
Una notte feci un sogno, ma che sembrava molto reale.
In questo sogno, mi sono trovato in una stanza di una casa molto vecchia, all’interno c’era una croce orizzontale, sopra tale croce c’era un lenzuolo e sotto vi stava un uomo.
Dopo un po’, vidi che quest’uomo cominciò a muoversi, così scappai.
Dopo un attimo, mi ritrovai dentro la stanza, e vidi che il lenzuolo non c’era più.
Vidi la croce senza lenzuolo, con 3 chiodi e il sangue.
Dietro questa croce c’era una porta, aprii questa porta e mi sono intravisto abbracciato da un uomo con una tunica, con i capelli lunghi e con la barba.
Mi avvicinai e gli dissi: “Gesù ti prego perdonami da tutti i miei peccati”.
Gesù, non mi ha risposto ma semplicemente mi abbracciava e sentivo che mi trasmetteva tanta forza.
Fuori dalla finestra, vidi una luce meravigliosa ed una pianta che mi parve o una quercia o un ulivo.
Questo sogno, mi venne in mente proprio quando uscii dalla stanza di ospedale, di Ludovica.
Dopo questa storia piena di fede, è uscito anche un libro dal titolo “Il paradiso non può attendere”.

Adesso, come immagini tua moglie?
Io la sento sempre vicina a me. La sento felice in paradiso, credo che talmente sia felice che anche se Gesù decidesse di farla tornare sulla terra, lei non verrebbe perché è felice dov’è.
Di certo, so che un giorno quando Dio vorrà, la ritroverò in paradiso. Andremo tutti in paradiso, la morte non deve spaventarci. Dobbiamo stare lontani dal peccato e dal demonio.
Dobbiamo camminare per la via di Gesù, per poi trovarci tutti in paradiso.
La vita terrena è un pellegrinaggio, chi prima e chi dopo, andremo tutti in paradiso. Dobbiamo meritarci il paradiso.
Servizio di Rita Sberna