Quei marxisti atei contro la dittatura arcobaleno

Da sinistra: Michel Onfray (foto: Fronteiras do Pensamento); Giulietto Chiesa (foto: Sergio D'Afflitto); Marco Rizzo (foto: Alessandromustillo); Diego Fusaro - Wikimedia Commons

Contro il pensiero unico dell’ideologia gender si è recentemente espresso un celebre ateo francese. Non un ateo qualunque ma un miscredente militante o, come lui stesso si autodefinisce, un “ateo di servizio”, uno che, della negazione di qualunque forma di trascendenza, ha fatto una ragione di vita. Il 61enne filosofo Michel Onfray è una sorta di Odifreddi transalpino. Ed effettivamente molte sue prese di posizione sono assai discutibili: si pensi quanto lui stesso disse in merito al drammatico caso di Vincent Lambert.

Le dichiarazioni recentemente rilasciate da Onfray al settimanale cattolico Famille Chrétienne sono tuttavia condivisibili. Quando gli viene domandato se la teoria del gender sia il prodotto di una società totalitaria, Onfray risponde: “È il prodotto di una società il cui obiettivo è di condurre una guerra totale contro la natura per rendere tutto, assolutamente tutto, artefatto, prodotto, oggetto, cosa, artificio, utensile, in altre parole: valore di mercato”. Una sorta di “capitalismo integrale” senza freni “in cui tutto si produrrà, quindi tutto sarà comprato e tutto sarà venduto. La teoria del gender – aggiunge il filosofo – è una delle prime pietre di questo penitenziario planetario. Prepara il transumano che è l’obiettivo ultimo del capitalismo”.

In nome della pura ragione e di una cultura illuminista, Onfray prende le distanze anche dalla fecondazione artificiale, che con l’ideologia gender è strettamente connessa e che, a suo avviso, rappresenta una “artificializzazione della realtà”, sintomo di un “odio per la natura”, che apre le porte al “progetto transumanista”. Criticando il ricorso all’utero in affitto, Onfray, sempre con argomenti laicissimi, afferma che è sbagliato privare un bambino dei “punti di riferimento a cui ha diritto”, ovvero il padre e la madre.

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Al di qua delle Alpi, Michel Onfray è in buona compagnia. Sono più d’uno gli intellettuali non credenti, in particolare marxisti, che, negli ultimi anni, hanno espresso i loro timori per una “dittatura arcobaleno”. Primo tra tutti, il recentemente scomparso Giulietto Chiesa, già corrispondente da Mosca per L’Unità e La Stampa, comunista convinto fino all’ultimo giorno della sua vita. Prima ancora che venissero approvate, Chiesa definì le unioni civili “un’operazione abbastanza truffaldina”, che “non corrisponde alla realtà” e, da ateo, espresse la speranza che il magistero cattolico non rinunciasse mai alla sua contrarietà nei confronti della teoria del gender. “I sessi sono due e non si può dire che sono 4 o 5”: affermare il contrario, sosteneva Chiesa, sarebbe “una esplicita violazione del buon senso”.

Da parte sua, Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista, definisce la sinistra attuale una “sinistra fucsia”, che ha tradito le storiche battaglie per i diritti dei lavoratori, ripiegando sui diritti delle persone lgbt. Amico di vecchia data di Chiesa e Rizzo, è il filosofo Diego Fusaro, anch’egli più volte intervenuto nel dibattito sul gender: “L’ideologia mondialista gender mira alla creazione e all’esportazione di un nuovo modello antropologico, pienamente funzionale al capitalismo dilagante: l’individuo senza identità, isolato, infinitamente manipolabile, senza spessore culturale, puro prodotto delle strategie della manipolazione – osserva Fusaro –. L’uomo non esiste, dice l’ideologia gender: è ciò che di volta in volta viene creato dal consumo, aggiungiamo noi. Ecco perché l’ideologia gender è al servizio dell’economia di mercato”.

La realtà, comunque, è altamente complessa e, per ogni marxista o ateo “non arcobaleno”, vi sono almeno due “cattolici adulti”. Il pensiero va al nostro presidente della Repubblica e al nostro presidente del Consiglio. In occasione della Giornata Mondiale della Famiglia (15 maggio), né Sergio MattarellaGiuseppe Conte hanno diffuso alcun messaggio istituzionale. In compenso, due giorni dopo, entrambi si erano espressi chiaro e forte per la Giornata Mondiale contro l’Omofobia, la Transfobia e la Bifobia. Non limitandosi a condannare le “discriminazioni basate sull’orientamento sessuale”, Mattarella ha sottolineato che “è compito dello Stato garantire la promozione dell’individuo non solo come singolo, ma anche nelle relazioni interpersonali e affettive”: un modo come un altro per dire che le unioni civili e gli altri istituti messi a servizio delle coppie omo/bi/transessuali sono da incoraggiare e implementare.

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Conte è andato oltre, entrando nel merito del dibattito politico contingente e ha lanciato il proprio “invito a tutte le forze politiche perché possano convergere su una legge contro l’omofobia che punti anche a una robusta azione di formazione culturale: la violenza – ha detto – è un problema culturale e una responsabilità sociale”. Il riferimento del presidente del Consiglio è al ddl Zan contro l’omotransfobia, la cui discussione alla Camera dei Deputati è stata calendarizzata per il prossimo luglio. Il ddl Zan trae origine da una risoluzione del 2006, con cui il Parlamento Europeo incoraggiava vivamente gli ordinamenti nazionali ad approvare delle leggi contro l’omofobia, considerata una “avversione irrazionale” contro i comportamenti omosessuali, transessuali e bisessuali, che venivano posti sullo stesso piano del “razzismo”, della “xenofobia”, dell’“antisemitismo” e del “sessismo”. Andando ad integrare la legge Mancino del 1993, la nuova legge punirebbe la propaganda e l’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica o religiosa, aggiungendovi motivi “fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”.

Soltanto un ingenuo potrebbe pensare che l’intento del ddl Zan sia quello di perseguire i comportamenti oggettivamente violenti o discriminatori contro le persone omo/bi/transessuali (con pene dai sei mesi ai quattro anni di reclusione e multe fino a 6000 euro). L’assoluta ambiguità della bozza di legge, che non accenna minimamente agli specifici comportamenti da sanzionare, rischia fortemente di sdoganare il reato d’opinione. Sarà ancora possibile affermare l’ovvietà per cui i bambini nascono esclusivamente da un papà e da una mamma? Sarà ancora possibile dire che l’utero in affitto è un crimine? Durante le omelie, i sacerdoti potranno ancora proclamare, come è scritto nella Bibbia, che Dio “maschio e femmina li creò” (Gen 1,26)? Non è da escludere che, in questa battaglia, i cattolici troveranno atei e marxisti tra i loro insospettabili alleati. E altri cattolici tra gli insospettabili avversari.

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