Ricky Martin ha paragonato il concepimento della Vergine all’utero in affitto

Ricky Martin e il compagno

Il cantante Ricky Martin ha rilasciato un’intervista al quotidiano spagnolo El País il 21 giugno, nella quale ha paragonato il concepimento della Vergine Maria alla pratica dell’utero in affitto.

Queste le parole del cantante: «Io non ho noleggiato nessun utero, l’utero mi è stato prestato e più volte. Per questo porto su un piedistallo queste grandi donne che mi hanno aiutato a crescere la mia famiglia. Come ho sul suo piedistallo la Vergine Maria, che ha prestato il suo grembo in modo che Gesù venisse nel mondo».

La notizia ha subito fatto il giro del mondo, creando scandali. Non è tardata la risposta di un sacerdote conterraneo del cantante portoricano, don Leonardo J. Rodriguez, sacerdote della parrocchia Maria Madre de la Misericordia di Guaynabo.

Il sacerdote ha pubblicato un lungo post su facebook in cui invita il cantante a riflettere prima di fare certi paragoni:

“Solitamente non mi immischio delle questioni di gossip, ne mi piace intromettermi negli affari altrui, ma noi latinos abbiamo un “problema”: che sopportiamo finché non ci toccano la mamma.

Recentemente è stata diffusa una intervista rilasciata al quotidiano spagnolo El País dal signor Ricky Martin, nella quale afferma di avere la Vergine Maria su “su un piedistallo” per aver “prestato il suo utero affinché Gesù venisse al mondo”.

Secondo il contesto presentato dall’intervistatore, questa “terribile” affermazione di Martin sembra essere il frutto della riflessione che il problema del coronavirus e la quarantena diffusa nel mondo hanno provocato nell’artista. Condivido con lui l’idea che tutta questa situazione ci abbia fatto o potrebbe averci fatto o debba farci riflettere. Magari questo fosse uno dei frutti positivi di questa situazione. Ma se vogliamo riflettere, dobbiamo farlo in base a determinati criteri, in modo da non giungere a conclusioni false o sbagliate.

Diversi anni fa, quando ero rettore del seminario, conservando l’abitudine del precedente rettore, solevo portare i seminaristi alle conferenze tenute dal padre gesuita Juan J. Santiago nel Museo di Antropologia all’interno del Collegio S. Ignazio a Río Piedras. Una volta, di fronte all’affermazione del Sig. Martin che si univa al coro (perché la sua professione è cantare) di coloro che affermano che Gesù avrebbe imparato molte cose dal Buddismo durante il suo (presunto) soggiorno in Tibet, il p. Santiago dedicò una conferenza per smentire l’idea che Gesù avesse imparato qualcosa dal Buddismo tibetano, visto che la sua dottrina non coincidevano con l’insegnamento di Gesù. Dal punto di vista dottrinale esisteva infatti un conflitto insanabile, ma – ci disse p. Santiago – la ragione più evidente per smentire quella diceria era che il buddismo arrivò in Tibet quattro secoli dopo Cristo. Forse ricordo male, ora cercando qualche informazione trovo che il buddismo arrivò in Tiber nel VII secolo dopo Cristo. Quindi se pure Gesù si fosse recato in Tibet durante gli anni occulti della sua vita (cosa che non fa parte della nostra fede) non avrebbe potuto imparare nulla dal buddismo perché quella dottrina non era ancora arrivata in quella regione. Quello che voglio dire è che se partiamo da premesse sbagliate, stiamo sul sentiero sbagliato.

Se ciò che cerca il sig. Martin è una ragione teologica (in questo caso una “scusa”) che appoggi la pratica dell’utero in affitto o in prestito per avere dei figli e in questo modo tranquillizzare la sua coscienza, questo è un altro discorso, ma non può permettersi di affermare cose senza senso, come quella di Gesù alla scuola del Buddismo tibetano.

La filosofia classica afferma che la verità è “adaequatio rei et intellectus”, ossia l’armonia tra la cosa e il concetto prodotto su di essa dall’intelletto.

Se per il sig. Martin, così come per gli altri che sostengono l’utero in affitto, o in prestito o come vogliano chiamarlo, dell’IVF e da altre tecniche simili per avere dei figli a tutti i costi, il concetto di corpo umano non è quello di un “ricambi auto”, dove posso acquistare o noleggiare ricambi da utilizzare a piacimento nella mia auto, questa è un’altra cosa. Inoltre, neanche le parti di un “ricambio auto” possono essere utilizzate in modo capriccioso, poiché si rischia di fare danni, invece di riparare la propria auto.

Per l’antropologia cristiana anima e corpo formano un tutt’uno. Il corpo umano non è semplicemente un accozzaglia di pezzi uniti in qualche modo, ma è parte del mio “io”, che è spirito, anima e corpo, un tutt’uno. Per questo il rispetto dovuto all’essere umano ha a che vedere con la sua integrità, non solo con lo spirito, né solamente col corpo, ma ai tre in uno, posto che il mio “io” è tutto questo.

L’uso capriccioso dei nostri corpi o parti di essi viola la dignità umana. Non è possibile affittare o acquistare una persona o parte di una persona, proprio perché si tratta di una persona e non di una cosa. Per lo stesso motivo i bambini non dovrebbero nascere tramite  la fecondazione in vitro perché non abbiamo il diritto di avere figli, perché i bambini, proprio perché sono delle persone, non sono oggetto di diritti, ma soggetti. Volere essere un padre o una madre a tutti i costi, indipendentemente dai mezzi usati per esserlo, può finire per diventare una violazione della dignità dei bambini a cui si dice di amare così tanto. Quindi la verità è precisamente l’adeguatezza del mio concetto mentale a ciò che l’essere umano è realmente, non a quello che penso sia o voglio che sia secondo il mio capriccio o ideologia.

La Vergine Maria non “prestò” a Dio il suo corpo o il suo corpo; prima di tutto perché il corpo è un dono di Dio, in effetti non è nostro bensì suo, così come lo Spirito e l’anima. In secondo luogo, siccome non possiamo separare spirito, anima e corpo, Maria non prestò il suo ventre a Dio, ma si consegnò tutta a Lui: il suo spirito, l’anima e il corpo. E quando disse «Ecco la serva del Signore» si donò completamente a Dio, non per fare la sua volontà capricciosa, bensì per compiere la volontà salvifica di Dio. C’è grossa differenza tra questo e ciò che afferma il sig. Martin.

Maria non ha prestato il suo grembo a Dio, perché i prestiti sono per un tempo limitato, mentre lei ha dato tutta la sua vita, per sempre. Maria non prestò il suo grembo a Dio e poi diede suo Figlio a un’altra persona per allevarlo, come se fosse stata una cosa di cui poteva liberarsi, anche se l’avesse portata per nove mesi nel suo grembo, ma fosse stata una sua vera Madre; al punto che pur essendo suo figlio Dio e lei è una creatura, la chiamiamo – ed è veramente la Madre di Dio – non un’incubatrice di Dio, né tantomeno l’utero di Dio.

Nell’intervista il sig. Martin afferma: «Vorrei che i miei figli crescano vulnerabili e che vivano la realtà della vita umana». Maria ebbe cura del Figlio che portò in grembo, lo accompagnò nel suo percorso di crescita umana, non lo consegnò ad un uomo ricco e famoso affinché lo crescesse nel suo palazzo. Suo Figlio, per il mistero dell’Incarnazione, si fece veramente vulnerabile, si incarnò in un popolo semi-sconosciuto, nacque e visse in povertà e morì miserevolmente, assumendo così tutta la vulnerabilità e la realtà umana. In questo modo i giornalisti non sarebbero dovuti recarsi in un lussuoso palazzo per poterla intervistare.

Vivendo povero tra i poveri, Gesù e Maria, vissero indubbiamente le loro emozioni e quelle dei loro cari in modo reale e verace, senza aggiustare la verità alle loro emozioni e gusti, ma adeguandosi alla realtà che è al di là dei nostri limiti e capricci.

Noi cristiani, noi sì che abbiamo Maria su un piedistallo, un piedistallo offertole da Dio, non da lei né da noi. Offerto, non perché avrebbe offerto generosamente il suo utero, ma perché ha donato a Dio tutto il suo cuore e la sua esistenza per divenire, non l’incubatrice di Dio, ma la Madre del Figlio di Dio.

Possa Dio permettere che, riflettendo a partire dalla verità, con o senza pandemie, possiamo arrivare alla vera libertà.”

Mons. Leonardo J. Rodríguez Jimenes

Ma andiamo un pò indietro nel tempo …

Ricky Martin ha una relazione con l’artista siriano (trapiantato in Svezia) Jwan Yosef, ed è già papà dal 2009 dei gemelli Valentino e Matteo. Ricky sposa Jwan civilmente nel 2018. i due, nel 2019 hanno annunciato l’arrivo di Lucia, durante una gala dell’associazione Human Rights Campaign (la più grande associazione LGBT d’America) affermando pubblicamente: «siamo incinti».

Tutti e 4 i figli attuali del cantante Martin sono stati generati con la pratica dell’utero in affitto ovvero per intenderci, queste 4 anime hanno una madre biologica che li ha generati ma che poi ha venduto l’utero e li ha gentilmente dati ai due papà che fanno anche da mamma. Il paragone con il concepimento di Maria rimane un grosso scandalo e una vera e propria blasfemia!

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