Safiria Leccese: La parola “Miracolo” vuol dire conversione del cuore

Safiria Leccese: La parola “Miracolo” vuol dire conversione del cuore

Intervista alla giornalista Safiria Leccese, da molti anni un volto noto del giornalismo italiano, inviata di cronaca nera prima, di politica poi, conduttrice di diversi tg e del programma in prima serata “La strada dei miracoli”. In quest’intervista per Cristiani Today, Safiria ci parla del suo libro e del fenomeno Medjugorje.

 

Nel 2015 per le edizioni Piemme hai scritto il libro “La strada dei miracoli” una raccolta di testimonianze, storie, apparizioni e miracoli di persone che hanno deciso di raccontarsi. Quali sono le storie che ti hanno colpita di piu’?

Tutte le storie del libro sono storie vere e di persone viventi (questa è stata una mia scelta) mentre l’idea del libro è stata un’idea della casa editrice.

Il contenuto è stato totalmente mio perché ci tenevo che fosse un operazione molto vicina al nostro mestiere di giornalisti, tanto che il titolo del libro ha ricalcato la trasmissione però se vai a leggere le storie, ti accorgi che sono storie di vita perché la parola “miracoli” che è una parola bellissima ed in genere evoca qualcosa di straordinario nel bello … mi sono resa conto che potrebbe essere anche fuorviante perché il miracolo può essere per qualcuno, qualcosa di straordinario, mentre queste storie sono storie di vita dove il vero miracolo è l’apertura che hanno avuto le persone di fronte a degli eventi della vita, tra cui alcuni tragici, altri degli incontri e delle conversioni, il miracolo di queste storie è l’atteggiamento che i protagonisti hanno intrapreso.

Alcune storie hanno in sé, anche degli eventi straordinari come ad esempio la guarigione di Matteo Colella, per la cui intercessione, Padre Pio è diventato santo.

Poi ci sono storie come quella di Marco, quella di Franco che sono storie di un’apertura del cuore che hanno portato ad una direzione diversa della vita e all’incontro con il volto del Signore.

 

C’è anche la storia di una mamma che è morta felice. Come può una madre morire felice?

La storia di Chiara Corbella è una storia di cui sentiremo tanto parlare. A questa domanda non so rispondere, io ho un bambino piccolo e quando penso a Chiara penso che realmente lei sia stata toccata da una grazia diversa.

Mi è rimasto impresso tutto il racconto che mi ha fatto il suo papà perché è l’unica storia del libro di una persona non vivente sulla terra ma sicuramente vivente in cielo, sia il marito che il papà mi hanno raccontato questo suo atteggiamento.

Una volta che Chiara aveva capito che il momento di lasciare la terra stava arrivando per lei, stava per impazzire come chiunque di noi avrebbe fatto. Ad un certo punto, ha cominciato ad avere un dialogo incessante con il Signore chiedendogli che se questa sofferenza che stava vivendo era una sua grazia, di farle sentire lo stato di grazia.

Lei ha raccontato che le prime notti (essendo madre di un bambino di un anno) si vedeva davanti un muro e la morte è per tutti noi un muro, dalla quale nessuno di noi può scappare.

Chiara Corbella ha chiesto a Dio di aiutarla a vivere la sua sofferenza come una grazia perché per una persona che non ha fede, è difficile ritenere la morte di una mamma di 28 anni come un prodigio, dopo aver atteso un primo figlio che è morto dopo due ore dal parto Maria Grazia Letizia, un altro figlio morto dopo due ore dalla nascita Davide Giovanni, poi finalmente arriva il terzo figlio sano ed è lei che si ammala.

Invece il frutto che lei è riuscita a lasciare, in questo tempo da quando lei ha scoperto la malattia a quando poi se ne è andata e quello che continua ad esserci ancora oggi (dopo 5 anni che ha lasciato questa terra) è incredibile.

Se vai sul web, la gente ha iniziato a pregarla come una santa dopo due giorni dalla sua morte, quindi vuol dire che c’è una luce più grande di quella del mondo.

 

Nel libro mi ha colpita la storia di una bambina malata che poi è stata miracolata …

Maria Emilia era una bimba che non doveva nascere, l’ho avuta ospite in trasmissione ed è stata un emozione grandissima. Sulla carta, i medici avevano detto alla mamma che esisteva l’aborto terapeutico perché lei si presentava come una bimba con grosse problematiche alla testa tipo di anencefalia, la mamma aveva un liquido che era molto superiore alla norma, la bimba non avrebbe camminato.

Queste problematiche avrebbero causato nella bimba grossi disagi al punto da avere il pannolone per tutta la vita. La mamma ad un certo punto si è trovata di fronte ad un bivio, ed una sera con il marito e i due figli che già aveva … hanno deciso che l’avrebbero tenuta così come arrivava. Lei non era praticante o credente chissà come ma ha sentito una parola di Gesù nel cuore e questo bivio ha avvicinato la famiglia al Signore.

Ecco che il significato della parola miracolo cambia, il miracolo è nel cuore. Hanno avuto l’accettazione profonda di una realtà dolorosa, di dirsi anche che la vita vale la pena di essere vissuta perché è un dono immenso non solo quando è perfetta. Questo penso che per ciascuno di noi sia una cosa grande.