Vaccini e green pass: una Chiesa dolorosamente divisa

Vaccino
Foto: CC0 Pixabay

Che siano tempi duri, lo andiamo dicendo da tempi non sospetti. Più volte, da queste colonne, abbiamo parlato dei nemici del cristianesimo, della mentalità anticlericale, fattasi, negli ultimi anni, sempre più volgare, perfida e vigliacca. Le persecuzioni ormai sono una realtà anche in Occidente. Eppure, dinnanzi a questo, c’è un problema ancor più drammatico e preoccupante. Parliamo delle divisioni interne alla Chiesa, mai così marcate da cinquecento anni a questa parte.

A fronte dello scisma latente ‘a sinistra’ con la Chiesa tedesca, è riemersa, in tutta la sua forza, la ‘questione tridentina’. Con il motu proprio Traditionis custodes, papa Francesco ha usato il pugno di ferro contro gli aficionados della messa in latino, riportando le restrizioni vigenti fino all’era pre-ratzingeriana. Nel documento, il Santo Padre ha accennato alle strumentalizzazioni della liturgia, usata come arma di divisione e contestazione della Chiesa conciliare. Se è vero che le conflittualità denunciate dal Pontefice sono tutt’altro che frutto della sua fantasia, a molti la sua decisione è parsa troppo drastica e poco propensa ai distinguo. Con una mossa giudicata impopolare, il Papa sarebbe andato a punire eccessivamente anche i gruppi che, in forza di una peculiare ricerca spirituale, senza alcun intento polemico verso chicchessia, avevano trovato la loro dimensione nella “messa di sempre”.

C’è però una fonte di divisione che agisce in maniera molto più capillare e che fa leva su aspetti molto più concreti e legati al quotidiano rispetto alle questioni liturgiche. Stiamo parlando dell’approccio che molti parroci stanno avendo riguardo alla questione vaccinale e alla regolamentazione degli accessi a varie attività pubbliche attraverso il green pass, approvato giovedì scorso al Consiglio dei Ministri. Quest’ultimo strumento sarà utilizzato per la prima volta in un contesto ecclesiale nel settembre prossimo, durante la visita pastorale di Francesco in Slovacchia e Ungheria, in occasione del prossimo Congresso Eucaristico Mondiale. Trattandosi di una visita ufficiale in due paesi esteri, il Papa non ha responsabilità diretta di questa decisione, che comunque rispecchia molto il sentire di ampi settori della Chiesa, in particolare nel clero.

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È notizia dei giorni scorsi, il provvedimento di un parroco a Bernalda (MT), che ha ristretto “l’accesso in chiesa e negli spazi della parrocchia” (quindi anche alla messa) ai soli vaccinati o negativi al tampone. Obiettivo: “garantire sicurezza alle persone più fragili che frequentano la Chiesa”, perché “è carità cristiana tutelare la propria e l’altrui salute”. Comunque la si voglia vedere, si è trattato di una decisione drammatica che pone palesemente in conflitto due principi, da sempre accolti dalla Chiesa in maniera armoniosa: la tutela della vita e della salute da una parte, l’accoglienza e la non esclusione delle persone dall’altra. Il caso capitato in Basilicata è il più clamoroso ma non è certo l’unico: sono tante le parrocchie che stanno tendendo ad emarginare i fedeli con posizioni “non ortodosse” sulla pandemia, escludendoli dalle principali attività pastorali.

Praticare l’apartheid nelle parrocchie non è una buona idea per tanti motivi. Innanzitutto, perché, se la Chiesa vuole dirsi amica della scienza e non incorrere in nuovi “casi Galileo”, dovrebbe attenersi ai dati empirici e non accogliere acriticamente le nuove prassi mediche come un dogma. Intendiamo dire che, la campagna vaccinale in corso sta promuovendo prodotti in fase di sperimentazione, di cui non è assolutamente garantito quali siano gli effetti collaterali a lungo termine. In più, come sta tristemente emergendo soprattutto nei paesi più avanti con la campagna vaccinale, un considerevolissimo numero di nuovi contagiati aveva ricevuto entrambe le dosi. Nel Regno Unito, alla giornata del 19 luglio, il 40% dei ricoverati per Covid risultava vaccinato. In Israele, al 13 luglio, il 50% dei contagiati erano vaccinati o avevano già fatto la malattia. Si pensi, poi, a quanto è avvenuto in Olanda, dove ai primi di luglio, al termine di un festival musicale, con la partecipazione di 20mila persone, una buona metà degli spettatori sono risultati positivi al Covid, nonostante l’ingresso fosse condizionato dalla certificazione del vaccino o di un tampone negativo. Per non parlare delle reazioni avverse – trombosi e miocardite in primis – che si sono spesso verificate nei vaccinati. Sollevare queste problematicità non vuol dire essere necessariamente no vax o negazionisti, né equivale ad essere egoisti, indifferenti al bene comune o, peggio, nemici della scienza. Tutt’altro…

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Il secondo – e più importante motivo – per cui il segregazionismo sanitario (a maggior ragione nella Chiesa), non è accettabile è una questione di principio. Poiché, secondo il Diritto Canonico (Can. 915), l’unico motivo ammissibile per escludere una persona dalla messa è la scomunica, è evidente che quanto avvenuto nella parrocchia di Bernalda è un arbitrio. Tutta la storia cristiana è costellata da santi che andavano incontro ai lebbrosi, sull’esempio di Gesù Cristo che, avvicinandoli, sfidava i pregiudizi della tradizione giudaica di allora. I paralleli tra la mentalità di quel tempo e quella attuale sono significativi: se a quell’epoca, la lebbra era considerata la conseguenza del peccato, oggi il non vaccinato viene considerato “peccatore” al punto da non meritarsi più le cure gratuite. Anche se non infetta nessuno e si astiene scrupolosamente da comportamenti poco igienici. Il tutto il nome di un vaccino la cui efficacia, come si è visto, è piuttosto dubbia. A nulla vale l’ermeneutica della misericordia, dell’accoglienza, del “ponti, non muri”: con il non vaccinato e il non tamponato, si ha l’impressione che certi sacerdoti non vogliano nemmeno parlare. Nemmeno per ‘ammorbidirli’ e portarli dalla parte loro.

Gesù ha detto chiaramente di essere venuto per i malati e non per i sani (cfr Mt 9,13). Il Nuovo Ordine Mondiale, però, sta costruendo un nuovo incredibile sistema sanitario nel quale, fino a prova contraria, siamo tutti malati e in cui, paradossalmente, sei curabile soltanto se… sei sano. Se la Chiesa non alzerà la voce contro questo sistema assurdo e crudele, finendo per appiattirsi, magari inconsapevolmente, su un modello che premia i forti e castiga i deboli, rischierà di diventare un vuoto contenitore farisaico, né più né meno come quello contro cui tuonava Gesù. Le divisioni che affliggono la Chiesa sono le stesse che dilaniano la società tutta. Ognuno di noi, nel suo piccolo può fare qualcosa per prevenire queste inutili guerre fratricide. Prima prendiamo consapevolezza di questo pericolo, meglio è.

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