“Accoglienza della Vita e Hospice Perinatale” secondo corso di Formazione al Policlinico Gemelli

“Accoglienza della Vita e Hospice Perinatale: sviluppi terapeutici pre e post-natali e percorsi di accompagnamento delle gravidanze patologiche”.

E’ stato organizzato il Secondo corso di formazione  dalla Fondazione “Il cuore in una goccia” presso l’Aula Brasca del Policlinico Gemelli, il 27 aprile 2019.

Al corso hanno preso parte vari relatori, l’apertura è avvenuta con i saluti e l’intervento di S.E.R Mons. Claudio Giuliodori, Assistente ecclesiastico dell’Università Sacro Cuore, il quale ha parlato della compatibilità che l’essere umano ha con la vita e che le interruzioni di gravidanza, invece, non fanno altro che sfuggire alla vita.

Mons. Giuliodori ha insistito sul fatto che quando ad una coppia viene data una diagnosi problematica del proprio bambino, bisogna essere in grado di far capire che è sempre una vita e quindi un dono ricevuto. Di fronte alla vita bisogna accogliere la vita per quello che è.

Cosa molto importante – conclude mons. Claudio Giuliodori – è l’approccio culturale, sociale e politico -legislativo.

A fare da moderatore  è stato il Caporedattore del Tg 1 il dott. Piero Damosso che subito ha passato la parola al fondatore della fondazione “Il Cuore in una goccia” il Prof. Giuseppe Noia.

Il Prof. Noia ha subito ribadito “La scienza a volte è stata utilizzata senza la coscienza e così anche la diagnosi prenatale. Bisogna far diventare l’informazione una conoscenza”.

Il prof. Noia afferma che si possono fare dei trattamenti palliativi al feto che possono diventare delle vere e proprie terapie. “Interrompere la gravidanza – continua – non è un problema religioso ma razionale”.

Nella sua relazione e discorso di apertura al corso, Noia ha affermato con chiarezza che bisogna essere rigorosi quando bisogna dire la verità scientifica, lasciando una modalità di apertura e di speranza.

Bisogna creare una condizione di accoglienza e non di giudizio; dare un ascolto scientifico; emettere una diagnosi dando dignità al bambino e avere un atteggiamento di gradualità, mettendo la famiglia nelle condizioni di sentirsi “accolta”rispettando la libertà delle scelte della coppia.

Il Prof. Giuseppe Noia ci tiene a ricordare sempre che “eliminare il sofferente non equivale ad eliminare la sofferenza”.

Subito dopo i saluti e l’intervento iniziale del Prof. Noia, vi è stata la relazione della dott.ssa Ada Rubini, ostetrica presso il Policlinico Gemelli che ha parlato del suo ruolo, ovvero, accompagnare alla nascita e accogliere la vita.

Abbiamo intervistato in esclusiva per Cristiani Today la dott.ssa Rubini la quale ci ha concesso degli interesanti spunti di riflessione, in merito all’argomento da lei trattato.

Quanto è importante l’empatia tra l’ostetrica  e la mamma del nascituro?

L’empatia con l’ostetrica è fondamentale in qualsiasi gravidanza, perchè l’ostetrica è la figura professionista che aiuta la donna a divenire mamma, la sostiene anche nella difficoltà e nel dolore. L’empatia dunque è tutto ed è fondamentale.

La maternità porta un grosso carico emotivo soprattutto quando si parla di maternità difficili, in che modo quindi, può essere affrontata evitando ulteriori traumi alla mamma?

Innanzitutto bisogna cercare di sedare le paure della mamma e sicuramente la professionista che offre la sua competenza professionale, in questo dà un valido aiuto. Poi bisogna dare grandissima disponibilità, nel senso che la mamma deve essere ascoltata anche nelle sue paure, nel suo dolore e deve essere confortata là dove è possibile, anche se non si può deviare il corso della storia naturale di questi bambini, sicuramente si può accompagnare e sostenere la mamma non lasciandola mai da sola ma entrambi i genitori anche il papà; questo diventa un elemento fondamentale perchè la solitudine è devastante in queste situazioni di maternità difficile.

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Che ruolo hanno i papà in questo progetto di accoglienza alla vita?

In effetti è un ruolo totalmente secondario quello del papà e tutta l’attenzione è concentrata sulla mamma e sul bambino. Però il papà vive le stesse emozioni ed ogni papà ha delle difficoltà ad adattarsi al ruolo della paternità, alcuni hanno bisogno di tutto il tempo della gravidanza e raggiungono questo ruolo soltanto nel momento in cui si confrontano con il proprio bambino, altri invece riescono ad entrare nel ruolo molto prima.

Sicuramente però, quando si tratta di gravidanza patologica, il papà vive lo stesso dolore della mamma e molto spesso però, non lo si interpella. C’è da dire che in base alla mia esperienza personale, i papà assumono un ruolo di difesa della propria donna e del proprio bambino e nascondono le proprie emozioni negative pur di garantire il proprio supporto alla donna anche nei momenti di dolore e di cedimento.

Perchè l’aborto volontario viene considerato un trauma per la donna?

Perchè il legame che si crea tra la mamma e il bambino è un legame unico, imprescindibile che non è legato al tempo di vita del bambino. La mamma si lega al bambino dal primo momento che lo sente dentro di se, e questo avviene anche prima che la mamma senta i suoi movimenti dentro di sè e prima anche di effettuare un semplice test di gravidanza.

Il dolore che la mamma prova nel separarsi dal suo bambino, aumenta soprattutto quando è un dolore volontario da parte della mamma che si vuole separare dal proprio bambino .. sicuramente non si lenisce mai anzi, aumenta con il passare degli anni ed è una sofferenza che la donna vive per tutta la vita. Molto spesso nelle donne anziane, diventa un ricordo vivo, per tutti i giorni della loro vita.

La giornata di formazione è proseguita con l’intervento della dott. Daniela Visconti che ha parlato ampiamente dell’importanza della corretta informazione nella prevenzione dell’IVG; poi ha proseguito il Prof. Giuseppe Noia, illustrando le varie terapie fetali invasive spiegando la differenza tra la palliazione nocicettiva (cioè quella che evita i dolori del passaggio dell’ago nel feto) e la palliazione clinica (cioè evitando lo scompenso).

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La giornata di formazione è stata suddivisa in quattro sezioni, la prima sezione si è conclusa con l’intervento della dott.ssa ginecologa Marcella Pellegrino, la quale ha affrontato la problematica e le cause dell’anemia che colpisce il feto.

Nel corso della seconda sessione è intervenuta la dott.ssa Patrizia Papacci che ha trattato l’argomento delle cure palliative e della Comfort Care, poi ha proseguito il dott. Luca Massimi esperto di terapie chirurgiche per la spina bifida, una delle malformazioni congenite neurologiche più diffuse ma che grazie all’introduzione dell’acido folico nella donna, si è ridotto del 70% il rischio della “spina bifida” al punto da permetterne l’eliminazione della malattia.

La seconda sessione si è conclusa con la cerimonia di assegnazione Premi Tesi Fondazione il Cuore in una goccia Onlus, per poi proseguire con la terza sessione in cui si è trattata la parte psicologica delle famiglie.

Ad intervenire sono state la dott.ssa (psicologa e psicoterapeuta presso il Policlino Gemelli) Anna Maria Serio e la dott.ssa Giovanna Caloiro (Professore associato in Scienze umane, Istituto Teologico Calabro – Catanzaro).

Con questi due interventi si è sollevata la questione del pensiero della nostra società odierna, ovvero quella di volere un figlio a tutti i costi anche senza avere un compagno, oppure il fatto di desiderare un figlio in un tempo troppo in avanti.

“Diventare madre sembra essere diventata una scelta e non più un dono” afferma la dott.ssa Serio.

La terza sessione si è conclusa con un video- testimonianza di una mamma che ha portato avanti la gravidanza difficile del suo bambino fino alla fine, donandogli la vita e permettendo alla stessa, di fare il suo normale corso.

L’ultima sessione ovvero la quarta, si è aperta con l’intervento del Prof. Dario Sacchini che ha parlato dei documenti condivisi e degli aspetti bioetici per poi proseguire al tema del “dono della vita” con la partecipazione dellao dott. ssa Gabriella Gambino, Sottosegretario Vaticano per la Sezione Vita  (in collegamento skype) che ha illustrato in maniera semplice e profonda, l’esortazione del Papa in Amoris Laetitia, dove il Pontefice esorta a creare un clima sereno nelle famiglie che vivono la sofferenza. La dott.ssa Gambino afferma che uno dei fattori che incide sulla gravidanza delle coppie è che la società fa passare il messaggio che con le diagnosi prenatali si possono prendere delle scelte pertanto Papa Francesco tramite Amoris Laetitia ci invita a creare reti di amore – dice la dott.ssa Gambino – attorno alle famiglie in difficoltà per aiutare le coppie attraverso la preghiera di altre famiglie.

In questa sessione è intervenuta la dott.ssa Anna Luisa La Teano (nonchè moglie del Prof. Giuseppe Noia) e Cofondatrice e Responsabile Braccio Familiare – Testimoniale Fondazione il Cuore in una Goccia Onlus.

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La dott.ssa La Teano in maniera molto delicata  ha trattato il tema dell’aborto dicendo chiaramente che la donna che abortisce acconsente ad una sorta di “soppressione” del proprio bimbo, ritenendolo quasi uno sbaglio della natura, qual’ora la diagnosi fosse patologica.

Invece – dice- “chi sceglie di accogliere la vita diventa una testimonianza vivente ed aiuta gli altri a fare la stessa scelta, donando forza e grinta che servono a portare avanti quel progetto di amore che è sempre rappresentato da un figlio”.

Interessante e fondamentale, in quest’ultima sessione anche l’intervento della sig.ra Angela Bozzo, Cofondatrice e Responsabile Braccio Spirituale della Fondazione il Cuore in una Goccia Onlus, la quale si occupa dei cenacoli di preghiera all’interno della fondazione stessa.

La Sig.ra Bozzo ha puntualizzato molto l’importanza dell’ascolto e l’approccio giusto da avere con le famiglie non credenti ovvero dimostrando loro tanta pazienza, umiltà e carità.

Oggi – dice Angela Bozzo – ciò che manca è l’ascolto. Si parla tanto ma si ascolta poco, l’ascolto cristiano invece, diventa un’intercessione.

Nei cenacoli di preghiera – continua – bisogna sapere ascoltare per essere poi capaci di dialogare con chi non la pensa come noi. Una delle Maestre dell’ascolto è stata Santa Madre Teresa di Calcutta, conclude Angela.

La giornata di formazione si è conclusa con l’intervento di Don Paolo Morocutti, Assistente Pastorale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il quale ha subito ribadito che oggi molte teorie portate avanti dalla nostra società sono “diaboliche” e questo avviene perchè si è tolto Dio dalla vita dell’uomo.

Riguardo all’aborto e alle diagnosi prenatali, tre sono i punti fondamentali – chiarisce Morocutti:

Primo punto – Gesù Cristo non ha portato LA sofferenza ma LE sofferenze. La sofferenza di ogni uomo è diversa dall’altro. Conoscere la sofferenza e la malattia ci avvicina a Cristo. Dio sa quello che c’è nel cuore di ogni uomo e anche i sacerdoti devono essere formati per essere in grado di aiutare chi vive la sofferenza;

Secondo punto – togliere ogni parvenza di falsa spiritualità: stare attenti a non tirare fuori troppo buonismo. Bisogna tirare fuori la conoscenza e l’infallibilità della presenza di Gesù Cristo e della Grazia che opera attraverso il sacerdote.

Nel sacerdote abita la presenza di Gesù. San Paolo dice che il sacerdote è un collaboratore della gioia per cui deve stare vicino ( a certe situazioni) con l’esperienza della grazia;

Terzo e ultimo punto – Creare ponti, mettendo in relazione mamme con altre mamme che hanno vissuto la stessa sofferenza e questo può farlo un bravo sacerdote che usa il dono del discernimento per mettere in relazione tra loro chi soffre.

La giornata di formazione si è conclusa alle ore 17:15 con la partecipazione di più di 150 persone.