Carlo Maria Martini, il Cardinale e la contemplazione

Nella #chiesa #post #conciliare vennero evidenziate due frangenti di #apostolato: una era la chiesa classica che tutti conosciamo, l’altra era la chiesa, quella cosiddetta di confine ossia la chiesa che si avvicinava al pensiero #ateo del #mondo, alla #scienza e alla #cultura.

Di questo parere era il Santo Padre Giovanni Paolo II quando nel 1980 scelse come nuovo Arcivescovo di Milano il gesuita Carlo Maria Martini. Lo scelse perchè credeva che quest’arcivescovo proveniente dalla scuola di Sant’Ignazio di Loyola ossia i gesuiti, fosse l’uomo più adatto per intraprendere un dialogo interreligioso.

E’ chiaro che il sommo pontefice fu molto soddisfatto dell’opera letteraria che l’allora arcivescovo Carlo Maria Martini, diede alle stampe nel 1980 ossia la “Dimensione contemplativa della vita”.

Questo libro non era particolarmente gradito dal Clero menighino perchè trovavano folle l’idea che in una città cosmopolita che vive nel caos come Milano, qualcuno non avrebbe mai capito questo libro. Eppure Gesù non sbaglia un colpo da 2000 anni e quando chiama un suo discepolo a scrivere cose controcorrente, è quella volta che il mondo si converte.

Il Papa credeva molto in questo libro e in questo arcivescovo, ed aveva ragione!

Carlo Maria Martini parlando con il clero disse “Questo libro è una scommessa. Tutti i soldi provenienti dalle vendite li darò all’associazione Cardinale Ferrari di Milano”.

Fu così che in sole 24 ore, l’associazione del Cardinale Ferrari si vide piovere addosso un miliardo.

Quest’opera invitava i milanesi a pregare di più e a mettersi in contatto con Dio. Si ok! Ma dove?

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