Caro Fedez, la fragilità ci rende tutti più simili

La notizia è piombata come un fulmine a ciel sereno giovedì scorso, seminando lo sgomento tra migliaia di fans. Fedez, il cantante idolo dei giovani, simbolo di successo, prestanza fisica e presenza scenica, potrebbe essere seriamente malato. “Durante una risonanza magnetica – ha raccontato l’artista intervistato da Peter Gomez, durante il programma La confessione, in onda sul Nove – mi è stata trovata una cosa chiamata ‘demielinizzazione’ nella testa, che è una piccola cicatrice bianca. Sono dovuto restare sotto controllo perché, clinicamente, quello che mi hanno riscontrato è una sindrome radiologicamente verificata, ovvero la demielinizzazione è quello che avviene quando hai la sclerosi multipla”. Sebbene questo riscontro clinico sia allarmante, non è affatto detto che Fedez andrà incontro alla terribile patologia. In ogni caso, l’inaspettato responso dei medici “è stato per me il motivo di iniziare un percorso per migliorare e per scegliere le mie battaglie”, ha puntualizzato il rapper visibilmente emozionato. In risposta al fiume di messaggi preoccupati dei fans e ai numerosi articoli dal tono allarmistico, Fedez è poi intervenuto su Instagram, precisando di aver sentito “il bisogno di tirare fuori un po’ di cose accadute nell’ultimo anno per chiudere un cerchio e guardare avanti”. E ha concluso con un messaggio puntuto: “Purtroppo o per fortuna (dipende dai punti di vista), sto bene”.

A commento di questo episodio, va detto che non abbiamo alcun consiglio da dare a Fedez su come gestire questo cruciale passaggio della sua vita. Possiamo solo accogliere positivamente la sua intenzione di “migliorare” le proprie “battaglie”. Cosa si agiti nel cuore e nella mente di questo controverso artista, non ci è dato sapere, tuttavia la consapevolezza di doversi mettere in discussione di fronte all’onda d’urto di eventi la cui portata può diventare incontrollabile, è sempre un segno di maturità e questo vale per chiunque, nessuno escluso. Dal Papa all’ultimo dei battezzati, dai santi ai peccatori, dai devoti ai mangiapreti, dai potenti agli umili, ogni persona dotata di senno dovrebbe essere sempre consapevole che il proprio destino non è nelle sue mani (o lo è solo fino a un certo punto) e che la vita non è mai il risultato di quello che progettiamo per noi ma la risultante dell’incontro-scontro tra i nostri desideri e tanti eventi lieti e meno lieti, ma comunque sempre inaspettati.

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Anche una persona arrivata, un self made man, quale per molti versi è lo stesso Fedez, prima o poi dovrà fare i conti con i rovesci del destino, con i propri punti deboli e con la propria finitezza. E in questa storia il risvolto più significativo non è affatto nelle condizioni di salute di una celebrità – in fin dei conti sappiamo tutti quanto la vita dei vip sia tutt’altro che esente da amarezze, frustrazioni, delusioni e sensazioni di vuoto cosmico – quanto nell’impatto che può avere sui giovani la scoperta volto dell’uomo dietro la maschera dell’artista. La mia generazione, circa un quarto di secolo fa, ha visto morire cantanti come Kurt Cobain o attori come River Phoenix e quelle dipartite (lo affermo sul piano personale ma sono convinto che molti miei coetanei hanno sperimentato le stesse sensazioni) ci hanno aiutato a maturare, a scoprire che la realtà, presto o tardi, ha sempre la sua rivincita sul mito. E abbiamo scoperto che, ciononostante, la realtà è sempre positiva, perché mostra quanto di buono possa esserci anche nelle vite che prendono una piega drammatica, a volte consacrandosi all’autodistruzione. La morte di tante star (non dimentichiamoci, nelle generazioni ancora precedenti, di James Dean, di Jim Morrison, di Jimi Hendrix, di Elvis Presley, di Steve McQueen e di tanti altre “vite spericolate”) ha avuto il “merito” di mostrare quanta fragilità ci sia in chi cerca la bellezza e in chi canta l’amore. I punti deboli di un personaggio famoso, siano essi nelle sue disgrazie o nei suoi limiti caratteriali, ce li fanno sentire più vicini. Da queste esistenze piegate, talora spezzate, chiunque intuirà quanto è terribile la droga ma anche quanto è stupenda la musica e quanto inestimabile sia il valore di una giovane vita che non c’è più, che tanto ancora poteva dire e trasmettere, perché tante cose avrebbe potuto dirle e fare quella persona e soltanto lei.

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Quanto a Fedez, uomo che dalla vita ha avuto tutto – soldi, fama, celebrità, una moglie famosa almeno quanto lui, un figlioletto meraviglioso – nell’augurargli di cuore che la sua malattia rimanga al rango di ipotesi, di certo non possiamo ignorare l’essenza pubblica del personaggio. La nostra testata non è mai stata tenera nei suoi confronti (tutti ricorderanno l’episodio del crocefisso blasfemo da lui esibito), ciononostante siamo convinti che anche nella sua arte – che potrà piacere o non piacere – sia nascosto un grido d’amore e uno slancio verso l’infinito, forse indirizzato in modo maldestro ma sincero. Caro Fedez, nella tua fragilità, tu non sei migliore, né peggiore di noi ma sicuramente ti sentiamo più vicino. Nella prova, come tutti noi, anche tu scoprirai la bellezza della vita e anche i tuoi fans impareranno tantissimo.

PS: con l’occasione pregheremo per te…