Il coraggio, la fede e la battaglia di Patrizia Revello, un angelo in cielo

Il coraggio, la fede e la battaglia di Patrizia Revello, un angelo in cielo

L’incontro con Madre Speranza avvenne, invece, nel periodo in cui Patrizia si ammalò e, in particolare, mentre faceva la chemioterapia…era l’estate del 2014. La figura di Madre Speranza e la storia del Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza, infatti, non erano note a Patrizia e tanto meno a me. Solo durante i mesi di chemioterapia, Patrizia iniziò a trovare una serie di immaginette della Madre nella cappella dell’Ospedale di Asti. E’ lei stessa a testimoniarlo in una sua lettera indirizzata alla Madre. Infatti lei scrive: “Cara Madre Speranza, […] sai che prima non ti conoscevo, poi da quando mi hanno diagnosticato il tumore e ho iniziato questo calvario mi hanno parlato di te e ho iniziato a trovare, nella cappella dell’Ospedale di Asti, delle Tue immagini e quelle di Gesù crocifisso. Non credo sia un caso, credo, invece, che Tu volessi che intraprendessi questo viaggio, tra tante difficoltà fisiche e morali, per venire da Te”. Era chiaro che era stata la Madre stessa a chiamare Patrizia a Collevalenza!

Mi piace pensare a Collevalenza come la risposta a una chiamata di Dio, manifestata nella figura della Beata Madre Speranza di Gesù e che i diversi pellegrinaggi al Santuario dell’Amore Misericordioso vissuti nell’arco di soli due anni facessero realmente parte del progetto di Dio sulla nostra storia che, nella Sua immensa sapienza, Egli avesse stabilito che io e Patrizia dovessimo percorrerli proprio negli anni più difficili della vita di Patrizia. Da quando Patrizia conobbe Madre Speranza non smise più di recitare la Novena all’Amore Misericordioso della Madre che chiudeva ogni giorno con questa frase della Madre: “Si compia, Dio mio, la Tua volontà anche se mi fa molto soffrire. Si compia, Dio mio, la Tua divina volontà anche se non la comprendo. Si compia, Dio mio, la Tua divina volontà anche quando non la vedo. Si compia la Tua volontà in tutto e per tutto”.

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     Quando ha scoperto la malattia?

Patrizia scoprì di essere malata nel marzo del 2014… ricordo che dal giorno in cui ricevette l’istologico dell’agoaspirato da cui ne risultò un C5, prima ancora che scoprisse che si sarebbe poi trattato di un “triplo negativo” ha sempre saputo che la scienza medica non l’avrebbe mai guarita. Di questo lei ne era certa. Le sue competenze e conoscenze in campo medico e farmacologico le avevano fatto capire fin da subito quale sarebbe stato il suo futuro: solo Il Signore avrebbe potuto guarirla. Ma nonostante ciò lei non smise mai di lottare fino alla fine.

      E’ vero che prima di ammalarsi, Patrizia ti disse una frase che oggi consideri profetica?

Si. Ricordo che eravamo in macchina che stavamo tornando dal mare… era gennaio…questo accadde  molto tempo prima che si ammalasse e con le lacrime mi disse che avvertiva un brutto presagio sulla nostra storia e poi qualche giorno dopo mi scrisse “Spero che non ti pentirai mai di avermi conosciuta e di aver condiviso una parte della tua vita con me”. Oggi, alla luce di quanto è accaduto, posso affermare con assoluta certezza che quella frase fu profetica, in quanto da un lato preannunciava il suo calvario, dall’altro, invece, rivelava la grande luce che lei avrebbe portato nella mia vita, cambiandola per sempre. Credo che nell’esistenza di ciascuno molti sono gli incontri che portano frutto, ma alcuni di questi sono fondamentali: oggi posso dire che tutta la mia esperienza e la mia vita dipendono da quell’incontro fondamentale senza il quale non avrei seguito la Verità. Patrizia era una persona speciale, ci sono molte cose che lei disse, fatti e circostanze davvero straordinarie che accaddero a partire dalla scoperta della sua malattia di cui oggi ne vedo il riscontro oggettivo… io e Don Filippo, che eravamo molto spesso insieme a lei, sappiamo di altre cose che lei disse e che possono essere considerate profetiche e che potremo rivelare solo quando accadranno.

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      C’è una lettera del 22marzo 2015 che Patrizia ha scritto alla Madonna del Buon Consiglio. Leggila!

Si questa è una delle preghiere che Patrizia rivolse alla Madonna il 22 marzo 2015 quando per i medici era ritenuta guarita…eppure lei sapeva che i medici si sbagliavano…lo ha sempre ribadito! Così si rivolgeva alla Madonna del Buon Consiglio: “Cara Madonnina, Ti affido la mia salute, la mia malattia, i giorni o mesi di vita che avrò ancora davanti, la mia storia con Diego, la mia famiglia… in una parola la mia missione” e poi chiedeva espressamente alla Vergine “intercedi presso Tuo Figlio per capire qual è la Sua volontà su di me e quindi il mio bene e conforta me e tutte le persone che ho in mente, tutte malate di tumore, e donaci la forza di affrontare quello che ci riserverà il futuro, nel bene e nel male. Te lo chiedo in nome di Gesù e Vi ringrazio con tutto il cuore per quello che mi avete dato e mi darete. Can tanto affetto, Patrizia”.

Se mi permetti vorrei sottolineare qualche aspetto in questa preghiera… Patrizia affidava tutta se stessa e i suoi affetti più cari alla Vergine, sempre! Sapeva che nella malattia c’era la sua missione e che le era stata affidata dal Signore! Questo lo sottolineò anche Don Filippo nell’omelia il giorno del funerale quando ancora né io né lui eravamo a conoscenza di questa preghiera. Egli infatti rivolgendosi a Gesù disse: “Stai pur certo che la gioia più grande per Patrizia infatti – come per San Paolo – non sarà il poter indossare «la corona di giustizia» che tu le consegnerai, ma sarà il poterla condividere con tutti quelli che grazie alla sua testimonianza di fede oggi sono qui a pregare, credono in te e «attendono con amore la tua manifestazione», primo fra tutti Diego! Quella era ed è la gioia di Patrizia: la nostra fede! Come con San Paolo tu «le sei stato vicino e le hai dato forza perché potesse portare a compimento la sua missione»”.

E poi Patrizia in quella preghiera chiede alla Madonna nel nome di Suo Figlio, e questo sa di una preghiera potentissima, di poter capire la volontà del Signore su di Lei  e di dare forza a tutte le persone malate come lei di tumore per affrontare il calvario della malattia nel bene e nel male… si, perché Patrizia nonostante fosse malata, si preoccupava sempre per gli altri, mettendoli sempre davanti a sé. Ricordo quanto si prodigava per portare l’acqua benedetta di Collevalenza alle persone malate conosciute in ospedale o come si commuoveva davanti ad altre persone sofferenti.

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