Cremazione dei defunti: perché la Chiesa dice “nì”

Cimitero
CC0 Pixabay

Cremazione dei defunti: perché la Chiesa dice “nì”

La Commemorazione dei Defunti, che oggi si celebra, ci richiama al nostro destino finale. La morte, assieme giudizio, inferno e paradiso fa parte di quei Novissimi di cui gran parte della Chiesa di oggi ha così tanta difficoltà a trattare, come se la nostra meta ultraterrena fosse una realtà scomoda o inspiegabile, che rischia di terrorizzare i fedeli e, in particolare, i neofiti. A maggior ragione, se è così difficile affrontare il tema della morte, diventa pressoché impossibile discutere di dannazione o beatitudine eterne.

Del resto, come già avevamo sottolineato nell’editoriale di un anno fa, la morte è diventata il grande tabù di questi anni o, quantomeno, è oggetto di una sconcertante banalizzazione. Ne è un esempio, il fatto che sempre meno si usi seppellire i morti, contravvenendo così a una delle sette opere di misericordia corporale. Invece di porre le spoglie del defunto al cimitero, quindi in un luogo pubblico, molti preferiscono custodirne l’urna in casa, talora dividendone le ceneri tra i vari parenti. Si va dunque verso una “privatizzazione” della memoria del defunto, laddove, invece, le persone desiderose di omaggiare il caro estinto potrebbero essere molte di più e andare ben oltre i ranghi familiari.

Per tacere dell’altra “moda”, liberamente ispirata alle tradizioni orientali, in particolare a quella induista, dello spargimento delle ceneri in mare: in questo caso la rimozione dei segni della memoria del defunto arriva al punto di non ritorno. Intanto, paradossalmente, lungo le strade delle nostre città, fioccano i cartelloni pubblicitari delle imprese funebri, spesso accompagnate da slogan di uno sconcertante humour nero. Come a dire: vietato parlare della morte, tranne quando c’è da guadagnarci sopra…

La stessa fede cristiana, se ci riflettiamo bene, è incompatibile con la quasi totalità di queste pratiche (che peraltro attecchiscono dietro ragioni utilitaristiche, come la saturazione dei cimiteri o la necessità di ridurre le spese per i servizi funebri o cimiteriali). Anche tra i cattolici, si va perdendo il principio della comunione dei santi, che include i battezzati in terra e i beati in Cielo. Coerentemente con questo principio, un minimo di onestà intellettuale richiederebbe che le spoglie dei defunti (tutti potenzialmente santi) siano inumate o esposte in cimiteri o altri luoghi pubblici, per ricordarci che la morte non ha mai l’ultima parola ma, se vissuta in grazia di Dio, dovrebbe essere il preludio al definitivo ingresso dell’anima nel corpo mistico di Cristo.

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