Giuseppe Conte e i trent’anni “persi” di scuola paritaria

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Emergenza Covid – la scuola ci ha rimesso! Se le scuole statali con il covid hanno raddoppiato i loro costi, le scuole paritarie dovranno rassegnarsi a restare chiuse anche a settembre.

Questo rappresenta la fine di un mondo ma anche la fine di un paese. Se il Parlamento ha fatto una legge sulla parità scolastica e il Presidente della Repubblica l’ha controfirmata, e il funzionario l’ha pubblicata nella Gazzetta ufficiale nell’atto di promulgarla definitivamente .. dopo tutta questa trafila tale legge doveva essere dotata di regole, decreti e risorse.

Invece niente di tutto questo! Quel ramo pubblico frequentato dal 10 per cento della popolazione studentesca italiana ha ricevuto suppergiù ogni anno in questi ultimi trent’anni qualcosa come quasi l’1 per cento dell’intera spesa statale per l’istruzione.

In Parlamento c’è chi si sta battendo per la “libertà di educazione” e quest’uomo è Maurizio Lupi, che in questi giorni con molta severità e determinazione ha dichiarato che il governo è meno di parola degli Shabaab.

Queste le sue dichiarazioni: «Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte lo scorso 26 marzo ha fatto una solenne premessa: “Lo Stato c’è, aiuteremo tutti”. E invece il governo pare aver deciso di non aiutare qualcuno: sono i circa 866.000 alunni, le loro famiglie, i circa 100.000 lavoratori delle oltre 13.000 scuole paritarie, di cui nelle bozze del Decreto Rilancio non si fa parola. Lo denunciano in un comunicato le varie associazioni che rappresentano quel mondo così importante per l’educazione dei nostri ragazzi.

Dei quasi 1,5 miliardi previsti per l’istruzione (per la sicurezza degli ambienti, per i dispositivi sanitari, per contenere il rischio epidemiologico, per la strumentazione didattica), non c’è un euro per le scuole pubbliche paritarie. Il governo ha deciso di discriminare all’interno dell’unico sistema pubblico dell’istruzione: ad alcune scuole pubbliche (statali) si danno i soldi, ad altre scuole altrettanto pubbliche (paritarie) niente. È una gravissima ingiustizia, perpetrata, oltretutto, in violazione e in spregio delle leggi».

 

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