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Il perdono: dalle relazioni difficili in famiglia agli atteggiamenti da assumere verso tutti coloro che non nutrono una grande stima per noi.

Per la rubrica fra Tonino risponde, un nostro lettore pone questa domanda:

“In che modo si può attuare il perdono in famiglia? Come affrontare una persona che ci è ostile o che dimostra indifferenza nei nostri riguardi, non complimentandosi mai per le cose belle e anzi: lo fa solo con altri tranne che con noi? Qual è l’atteggiamento da attuare verso tutti quei familiari che non nutrono una grande stima per noi? Grazie”

Attraverso la mia esperienza ministeriale, ma soprattutto di vita fraterna comunitaria, sono giunto da tempo a considerare il perdono cristiano come una scelta di tipo preferenziale per vivere quello che tutti dovremmo vivere, ovvero una costante guarigione del cuore.

Attuare il perdono, affrontare persone ostili che dimostrano avversità e in certi casi addirittura odio nei nostri confronti, è una costante che cristianamente siamo chiamati ad affrontare diverse volte nella vita, ma che rivelano anzitutto a noi stessi che siamo bisognosi di guarire le ferite più nascoste del nostro io, e che coloro che a loro volta ci feriscono e ci fanno del male sono anch’essi cuori feriti bisognosi di amore e di riconciliazione interiore.

Fatta questa premessa fondamentale, credo che, in tal senso, il nostro più grande lavorio interiore, che ci aiuti ad uscire da alcuni nostri circoli e a fare verità in noi, sia chiederci: quale stima, attenzione, gratificazione sto cercando in questa o quell’altra persona, gruppo, ecc.? Quale bisogno, a me nascosto, resta deluso e inappagato in codesta o in tal’ altra relazione?   Non sono domande scontate, ma spesso farsi le domande giuste ci sollecita a trovare già le risposte a quelle domande alle quali crediamo di non saper rispondere o dalle quali cerchiamo di sfuggire.

Il perdono, come accennavo pocanzi, ha a che fare con la sfera decisionale del nostro cuore, cioè con la nostra volontà. Io scelgo di perdonare perché perdonare fa di me una persona libera. Attenzione però, il perdono può diventare una sorta di buonismo malsano che ci può ingabbiare di più nelle trappole del nostro io ideale. Io perdono non perché ho bisogno del tuo affetto, della tua vicinanza, o perché ci sto male se poi non mi corrispondi più e non abbiamo più legami; al contrario, io perdono al di là di me e di te, perché è più importante la libertà interiore, che non pone limiti o condizioni a niente.

Non si tratta dunque di attuare un programma o “elaborare ricette”, né tantomeno di assumere atteggiamenti particolari (magari artefatti), che a lungo termine rischiano di non funzionare o di peggiorare la situazione, ma si tratta di incarnare e abitare i sentimenti che ci ha donato il Signore nella Sua Parola.

La Sacra Scrittura stessa ci da le indicazioni circa la scelta libera ed interiore di perdonare il nostro prossimo, e il cammino di liberazione interiore che ogni uomo di buona volontà può compiere per giungere a quella pienezza di somiglianza con Dio Padre.

Prendiamo in considerazione due dei molti insegnamenti che ci vengono dalla Parola:

1)           quella di Giuseppe venduto dai fratelli.

2)           quella della parabola del servo spietato. 

Sia la storia di Giuseppe venduto che poi perdona e si riconcilia ai fratelli, sia quella del servo spietato che paga amaramente la sua stoltezza e incapacità di comprendere il grande dono che gli era stato fatto, ci fanno cogliere il vero significato del perdono. Anzitutto esso è un guadagno per se stessi che ci consente di vivere un cammino di libertà per se e per gli altri, e poi è anche una questione di giustizia, perché Dio perdona sempre il molto rispetto al poco e insignificante che noi dovremmo rimettere agli altri.

Le nostre relazioni familiari e sociali sono concretamente il terreno fertile dove spargere in abbondanza il seme buono e fruttuoso del Vangelo di Cristo. Solo mettendo in pratica le sue parole, sarà possibile per noi un vero processo di guarigione e di libertà interiore, dove il perdono e tutte le nostre azioni sono rivestite di un amore incondizionato, che tutto sa dare e nulla pretende in cambio.

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Fra Tonino Arena
Fra Tonino Maria Arena, dei Frati Minori Conventuali, è nato a Palermo nel 1982 ed è sacerdote dal 2015. Dopo aver conseguito, nel 2013, la licenza in Spiritualità Francescana presso la Facoltà Teologica "San Bonaventura" Seraphicum di Roma, ha maturato diverse esperienze pastorali, tra cui la guida della parrocchia del SS. Crocifisso di Pergusa a Enna. Attualmente svolge il suo ministero come viceparroco presso la parrocchia di San Francesco d’Assisi a Trapani. Impegnato attivamente nella formazione dei laici, ricopre l’incarico di Assistente Regionale per la Sicilia dell’Ordine Francescano Secolare (OFS) e collabora con Cristiani Today scrivendo articoli dedicati al francescanesimo per coniugare il carisma del Poverello di Assisi con le sfide odierne. Da diversi anni inoltre si dedica allo studio della Dottrina della Divina Volontà e della Serva di Dio Luisa Piccarreta, offrendo attraverso i suoi articoli un prezioso contributo alla diffusione e alla conoscenza di questo Dono spirituale nel contesto contemporaneo.