La solitudine dei cristiani “social”

La solitudine dei cristiani “social”

Se proviamo a fare un monitoraggio approssimativo di quali siano gli argomenti più trattati sui #socialmedia, arriveremmo ad alcune provvisorie ma significative conclusioni. L’utente medio posta rarissimamente contenuti di alta cultura: pochissima scienza, poca arte, scarsa letteratura, salvo talora qualche aforisma di autori famosi. Neanche la musica e il cinema fanno riscontrare un gran numero di condivisioni, fatta eccezione – specie tra i giovani – per le hit, le pellicole e i personaggi del momento e i grandi eventi come il Festival di Venezia o il Festival di Sanremo.

Discorso analogo per lo sport e in particolare per il calcio, dove – secondo dati aggiornati alla fine del 2017 – spiccano i 116 milioni di followers di Cristiano Ronaldo su Instagram, secondo personaggio più popolare su questo social network, preceduto soltanto da Selena Gomez (130 milioni) e seguito da Ariana Grande (115 milioni). Al di fuori dei grandi picchi di popolarità degli avvenimenti del momento, l’attività social degli italiani sembra essere polarizzata su due issues principali: la propria vita privata (con larga prevalenza di selfie o foto dei propri cari, talvolta dei propri viaggi), da un lato, e qualsiasi argomento di strettissima attualità, politica in primis, dall’altro.

C’è poi la religione, per la quale va fatto un discorso distinto: se da un lato, la presenza di temi religiosi – in special modo cristiani – nelle bacheche degli italiani è tendenzialmente proporzionale al numero di praticanti, è anche vero che, tra chi crede, la diffusione di post religiosi, comprensivi di immagini, articoli e discussioni, è piuttosto alta. Indipendentemente da quanti siano i devoti e i ferventi, la presenza di contenuti sacri regge fortemente il confronto rispetto a molti temi secolari.

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L’approccio social degli italiani alla religione appare tutt’altro che omogeneo. C’è chi ha un orientamento più ‘spiritualista’ e diffonde preghiere e immagini sacre, oppure, più concretamente, riferisce di persone in grave difficoltà e chiede preghiere per loro. Esistono gruppi Facebook, in cui gli utenti recitano insieme il rosario o la coroncina della Divina Misericordia. C’è chi ama postare foto dei propri pellegrinaggi a Medjugorje, Lourdes, Terra Santa, Assisi o San Giovanni Rotondo. Altri esprimono maggiore interesse per temi di dottrina sociale, di etica cristiana o di rapporti tra Chiesa e politica. Molti utenti hanno probabilmente una fede sincera e vedono nella rete uno strumento di evangelizzazione e di rafforzamento della fratellanza in Cristo. Altri mostrano un atteggiamento più ambiguo e strumentale, usano la religione per finalità ideologiche, spesso con un piglio saccente, polemico o vittimista. Molti vedono la religione per lo più come argomento di dibattito, forse per compensare i vuoti della propria esistenza o, magari, come pretesto per cercare amicizie o relazioni, in cui però emergono tutti i loro limiti umani. Un caso a parte – che in questa sede non tratteremo, per la delicatezza e complessità del tema – sono i troll, le spie, gli infiltrati e i falsi profili, talora in combutta con sette sataniche o altri gruppi esoterici, con il precipuo scopo di seminare zizzania e scandalo tra i fedeli.