Home Spiritualità L’obbedienza di Galileo Galilei è un esempio ai giorni nostri!

L’obbedienza di Galileo Galilei è un esempio ai giorni nostri!

Spesso nella Chiesa si parla di scomunica, un provvedimento che la Santa Istituzione, in certi casi, è costretta a prendere, quando il soggetto in questione fa o dice delle cose che vanno contro la chiesa stessa e si distaccano dalla comunione con Dio e con i fratelli. Ancora oggi, abbiamo dei casi in cui la chiesa ha emesso scomunica, verso alcuni sacerdoti e non solo.

Un episodio del genere avvenne anche con Galileo Galilei, lo conosciamo tutti dai libri di storia; Galilei, è stato sostenitore della teoria copernicana eliocentrica sul moto dei corpi celesti in opposizione alla teoria geocentrica, sostenuta dalla Chiesa cattolica, e per questo, iniziò a Roma il 12 aprile 1633 e si concluse il 22 giugno 1633 con la condanna per eresia e con l’abiura forzata delle sue concezioni astronomiche.

Ma ciò che fece onore a Galileo Galilei fu la sua sottomissione ed obbedienza verso la sentenza e decisione della Santa Chiesa, nonostante lui sapesse bene che le sue teorie erano veritiere.

Ecco cosa successe esattamente; Il 25 febbraio 1616 il cardinale Millini riferisce alla Congregazione della censura delle due proposizioni; il papa Paolo V ordina al cardinale Bellarmino di ammonire Galileo, in presenza di un Padre commissario, ad abbandonare le due proposizioni e a non insegnarle, difenderle o trattarle, pena il carcere: «non doctrinam et opinionem docere aut defendere, seu de ea tractare; si vero non acquieverit, carceretur».

Il 3 marzo, alla Congregazione del Sant’Uffizio riunita alla presenza di papa Paolo V, il Bellarmino legge la relazione nella quale si dà atto che Galilei, ammonito ad abbandonare la tesi che «sol sit centrum spherarum et immobilis, terra autem mobilis», acconsentì; si stabilisce di sospendere la pubblicazione del De Revolutionibus di Copernico e dell’In Job di Didaco Stunica, finché non saranno da quei libri censurati alcuni passi («suspendendos esse, donec corrigantur»), mentre l’opera del Foscarini è condannata («omnino prohibendum atque damnandum»).

Il 5 marzo la Congregazione dell’Indice pubblica il relativo decreto, dichiarando la teoria copernicana del tutto contraria alle Sacre Scritture («divinae Scripturae omnino adversantem») ma non fa parola dell’eresia della stessa, pur dichiarata «formaliter haereticam», il 24 febbraio, dai teologi del Sant’Uffizio.

 

Il granduca Cosimo II de’ Medici

Galileo scrive soddisfatto al segretario di Cosimo II, Curzio Picchena, il 6 marzo, che la denuncia del Caccini

« non ha trovato corrispondenza in S.ta Chiesa […] onde solo restano proibiti quei libri li quali ex professo hanno voluto sostenere che ella non discordi dalla Scrittura […] All’opera del Copernico stesso si leveranno 10 versi della prefazione a Paol terzo, dove accenna non gli parer che tal dottrina repugni alle Scritture; e, per quanto intendo, si potrebbe levare una parola in qua e in là, dove egli chiama, 2 o 3 volte, la terra sidus […] Io, come dalla natura stessa del negozio si scorge, non ci ho interesse alcuno, né punto mi ci sarei occupato, se, come ho detto, i miei nimici non mi ci havessero intromesso […] un santo non l’haverebbe trattato né con maggior reverenza né con maggior zelo verso S.ta Chiesa: il che forse non hanno fatto i miei nimici, che non hanno perdonato a machine, a calunnie et ad ogni diabolica suggestione […] conoscerà V. S. con quanta flemma e temperanza io mi sia governato. »

Solo nel 1822, la Chiesa riconobbe l’ingiusta condanna verso Galileo Galilei, 180 anni dopo la sua morte, con la concessione dell’imprimatur all’opera “Elementi di ottica e astronomia” del canonico Settele, che dava come teoria consolidata e del tutto compatibile con la fede cristiana il sistema copernicano.

Papa Giovanni Paolo II auspicò che l’esame del caso Galilei venisse approfondito da «teologi, scienziati e storici, animati da uno spirito di sincera collaborazione, […] nel leale riconoscimento dei torti, da qualunque parte provengano»

La vicenda di Galileo Galilei ci dimostra che l’obbedienza e la sottomissione, alla fine ripagano sempre; questo esempio dovrebbe essere attuato da tutti coloro che oggi nonostante i provvedimenti presi dalla Santa Sede, reagiscono dichiarando guerra al Papa e a tutta l’istituzione religiosa.