“A Medjugorje, vidi il buio e una scritta davanti ai miei occhi: GESU’”

“A Medjugorje, vidi il buio e una scritta davanti ai miei occhi: GESU’”

Intervista a Padre Cristoforo Amanzi, Rettore della Basilica di Aracoeli (Roma) appartenente all’Ordine dei Frati minori

Padre Cristoforo è anche fondatore di una bellissima fraternità francescana “Madre della Riconciliazione e della Pace”.  Ha una conversione legata a Medjugorje che lo ha talmente stravolto nello spirito al punto da decidere di consacrarsi al Signore.

Il sito della fraternità è www.riconciliazionepace.it

Partiamo dall’inizio andando un po’ indietro con gli anni, chi era Padre Cristoforo prima della conversione?

Prima della conversione avvenuta nel 1987, Cristoforo era un giovane laureato in scienze statistiche, indirizzo economico, che si occupava di politica nel partito comunista.

Ovviamente nutriva tutt’altre ambizioni perché era un giovane che aveva perso la fede da diversi anni e quindi vedeva la Chiesa come un nemico.

La Chiesa per me era diventata un ostacolo al progresso.

Il viaggio a Medjugorje del 1987 ti ha cambiato la vita e l’esistenza. In quale circostanza sei andato a Medjugorje?

Andai a Medjugorje non per fare un pellegrinaggio ma per raggiungere la mia ragazza di allora.

La relazione con questa ragazza, in quel periodo, non viveva la sua pienezza e per spiegare ciò devo tornare un po’ indietro col tempo.

Io conobbi questa ragazza nel 1982, eravamo amici ed ogni tanto ci vedevamo. Poi nell’autunno del 1986 ci frequentammo più spesso… uscivamo insieme per una pizza, una passeggiata… così facendo lei s’innamorò di me e nella primavera del 1987 mi rivelò questo suo sentimento.

Inizialmente ci pensai un po’ perché lei aveva due bambini ed era divorziata… questo per me era un passo molto importante.

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Dopo qualche giorno di riflessione, accettai di iniziare la relazione.

Dopo un paio di mesi di fidanzamento, questa ragazza cominciò a dimostrare un po’ di difficoltà nella relazione ed io non ne comprendevo il motivo, ciò per lungo tempo.

Era accaduto che lei si era convertita, dopo una esperienza di accompagnamento di una persona anziana, che poi morì. Da quella esperienza ne uscì con la fede, cominciò a frequentare gruppi di preghiera e capì che con me non poteva più stare.

In quel momento purtroppo non compresi, per me l’anomalia era la nostra relazione tiepida.

A metà di luglio, dopo circa un mese, mi comunicò che sarebbe andata a Medjugorje.

Io me la presi tantissimo perché era una decisione unilaterale, quindi la feci scendere dalla macchina e me ne andai.

Tornando a casa pensai di farle una sorpresa, raggiungendola qualche giorno dopo. Infatti, senza dirle nulla partii con la macchina per Medjugorje.

Il mio progetto era il seguente: mentre le persone che erano con lei nel fine settimana sarebbero rientrate in Italia, noi saremmo andati al mare.

Ma le cose andarono diversamente.

Cosa successe esattamente?

Partii alle 5 della mattina con la mia BMW, feci il giro via terra e arrivai a Medjugorje dopo 27 ore di viaggio.

Alle 8 della mattina seguente, mi trovavo a Medjugorje e dopo una piccola ricerca riuscii ad incontrare alle 9, davanti la chiesa di San Giacomo, la ragazza e le persone che erano con lei. Tra le persone che erano partite in pellegrinaggio con lei, vi era un ragazzo che attualmente è sacerdote.

Col senno del poi, passando gli anni, venni a sapere che quel giorno parlarono di me a Suor Josipa (deceduta nel 2003)… il loro obiettivo era la mia conversione, era la soluzione migliore in quanto la mia ragazza aveva compreso che la relazione non avrebbe avuto futuro… per cui cercava un modo per allontanarsi da me, senza ferirmi.

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Suor Josipa consigliò loro di parlarmi, la sera stessa.

E così parlai con il ragazzo che successivamente diventò sacerdote. La religiosa aveva detto loro che se non fossero riusciti a convincermi, mi avrebbero dovuto portare da lei, al parcheggio alle 20,00.

Così dopo un’ora di conversazione con questo ragazzo, che cercava di convincermi sulla Chiesa, su Gesù, e quant’altro, mi fecero conoscere Suor Josipa, che si trovava al parcheggio per aiutare i pellegrini a salire sul pullman.