L’intervista si apre annunciando la creazione di 13 nuovi cardinali da parte di Papa Francesco, tra cui monsignor Antoine Kambanda, arcivescovo di Kigali (Ruanda). L’ospite viene presentato come ex studente dell’Accademia Alfonsiana, nato nel 1958, e unico sopravvissuto – insieme a un fratello – al genocidio del 1994, in cui ha perso tutta la famiglia.
La sorpresa della nomina cardinalizia
Mons. Kambanda racconta che la nomina è stata per lui una sorpresa, poiché in Ruanda non esiste una sede cardinalizia. Interpreta questa scelta come un segno della guida dello Spirito Santo e ringrazia profondamente Papa Francesco.
Il ricordo di Giovanni Paolo II
Il nuovo cardinale ricorda con emozione San Giovanni Paolo II, che lo ordinò sacerdote nel 1990 durante il viaggio apostolico in Ruanda. Considera quell’evento una grazia speciale e sente ancora oggi la vicinanza spirituale del santo papa.
Il genocidio e la fede come forza
Parlando del genocidio del 1994, spiega che la fede è stata fondamentale per superare il dolore immenso della perdita della sua famiglia. Anche suo fratello, che viveva in Italia, ha affrontato un percorso difficile ma oggi è tornato in Ruanda.
La situazione attuale dei cristiani in Ruanda
Mons. Kambanda descrive un Paese impegnato da anni in un profondo cammino di riconciliazione, sia civile che ecclesiale. La Chiesa ha avuto un ruolo decisivo nella ricostruzione delle relazioni e della vita comunitaria dopo la tragedia del genocidio.
Il significato della nomina per la Chiesa ruandese
La creazione del primo cardinale ruandese è vista come una benedizione e un riconoscimento della maturità della Chiesa locale. Permetterà al Ruanda di portare la propria esperienza e la propria voce all’interno della Chiesa universale, contribuendo alle sfide globali.
















