Mons. Giovanni D’Ercole fa un racconto inedito.
Egli racconta il suo legame profondo e originario con la Madonna della Rivelazione, un rapporto nato fin dall’infanzia grazie alla madre, che lo portava spesso alla grotta delle Tre Fontane. Proprio lì, da bambino, affidò alla Vergine il desiderio nascente di diventare sacerdote. La morte prematura della madre segnò un distacco doloroso, ma anche l’inizio di un cammino spirituale che lo condusse a essere accolto da un sacerdote orionino, don Pietro Franceschi, figura decisiva nella sua crescita.
Durante gli studi teologici, conobbe Bruno Cornacchiola grazie a Nicolino, portiere della parrocchia di Ognissanti. Passò una settimana con lui in preparazione al sacerdozio, ascoltando il racconto delle apparizioni e il messaggio della Madonna. Cornacchiola gli trasmise soprattutto l’appello rivolto ai sacerdoti: essere un clero puro, santo, fedele. Bruno partecipò anche alla sua ordinazione sacerdotale nel 1974.
Il rapporto con la Madonna della Rivelazione rimase costante anche negli anni trascorsi in Africa. L’intervistato ricorda episodi significativi, come la conversione di un giovane che accompagnò alla grotta e che fu profondamente toccato dall’incontro con la Vergine.
Di Bruno Cornacchiola conserva l’immagine di un uomo deciso, ardente, a volte controcorrente rispetto al clima ecclesiale post-conciliare, ma sempre animato da una fede convinta. La sua testimonianza contribuì a rafforzare nell’intervistato la fedeltà al sacerdozio e alla tradizione. Negli ultimi anni vide Bruno più umile e provato, ma mai scoraggiato: una vita totalmente spesa per il Vangelo e per la Madonna.
Il messaggio della Madonna della Rivelazione, secondo l’intervistato, è un forte richiamo alla fedeltà, alla preghiera, alla penitenza e alla formazione solida, in un tempo segnato da confusione e cristianesimo “annacquato”. Il libro che la Vergine tiene in mano è interpretato come simbolo della Parola di Dio, in particolare dell’Apocalisse, intesa non come annuncio di catastrofi ma come libro della speranza e della consolazione.
La Madonna rivela non solo Dio all’uomo, ma anche l’uomo a se stesso: invita a scoprire che Dio abita nel cuore di ciascuno. Da qui nasce la vera guarigione interiore, antidoto alla depressione, allo smarrimento e alla perdita di senso che affliggono l’umanità.
L’intervistato sottolinea anche il valore della preghiera come ascolto, non come semplice recita di formule. In un mondo ipercomunicativo ma incapace di ascoltare, il silenzio diventa via privilegiata per incontrare Dio. I santuari, compreso quello delle Tre Fontane, sono “cliniche dell’anima” dove fermarsi, tacere e lasciarsi consolare.
Infine, riflette sul ruolo dei catechisti, chiamati prima di tutto a essere testimoni di un incontro che cambia la vita. L’annuncio del Vangelo deve precedere ogni insegnamento, soprattutto in un contesto in cui molte famiglie non trasmettono più la fede ai figli.
















