Neanche il Covid ferma il governo cinese nella persecuzione dei cristiani

Foto di Alex Hu da Pixabay

Il Partito comunista cinese, non si ferma neanche davanti all’emergenza coronavirus, continua a portare avanti l’odio per i cristiani, demolendo chiese e monumenti cristiani nel frattempo la popolazione rimane in isolamento.

Il divieto di riunirsi per assembramento continua ma sembra una scusa da parte del Governo cinese per farsì che nel frattempo vengano distrutte chiese e croci.

L’11 marzo, è stata la giornata in cui sono state demolite più chiese, esattamente nella città di Yixing, provincia di Jiangsu.

E non è l’unica giornata in cui sono avvenute più demolizioni, in varie città cinesi la cristianità è stata demolita.

Una donna cristiana denominata come Yao, ha testimoniato che la rimozione è stata guidata dal responsabile del Dipartimento del Fronte Unito locale, Organo del Partito Cinese che regola le questioni religiose.

Nella provincia di Shandong, due presunte organizzazioni cristiane gestite dal Governo, hanno dato l’ordine di sospendere tutte le messe in straming e le chiese non allineate con il Governo, sdradicate.

Le due organizzazioni in questione sono il Movimento Patriottico dei Tre Atti e il Consiglio Cristiano Cinese.

Addirittura il Governo, offre un compenso in denaro a chi in piena pandemia, denuncia le chiese cristiane clandestine.

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