L’intervista presenta la realtà di Nomadelfia, una comunità cattolica di volontari che fonda la propria vita sulla fraternità evangelica, sulla condivisione totale dei beni e sull’accoglienza dei figli abbandonati. Ospiti dell’incontro sono Francesco, presidente della comunità, e Zaira, una delle storiche mamme di vocazione.

Origini e storia

Nomadelfia nasce dall’intuizione di don Zeno Saltini, sacerdote che fin da giovane decide di “cambiare civiltà cominciando da sé stesso”. Dopo aver accolto come figlio un giovane uscito dal carcere, comprende che molti ragazzi abbandonati hanno bisogno non solo di assistenza, ma di una famiglia vera.

Nel 1941 arriva Irene, la prima mamma di vocazione, e nel dopoguerra si uniscono anche coppie di sposi. Nel 1948, nell’ex campo di concentramento di Fossoli, viene firmata la Costituzione di Nomadelfia, che segna la nascita ufficiale della comunità come realtà sociale.

Don Zeno attraversa anni difficili, fino alla riduzione allo stato laicale per proteggere la comunità, ma nel 1962 può tornare a celebrare la Messa. Nomadelfia si stabilisce definitivamente in Maremma, dove continua a crescere.

Chi era don Zeno

Zaira, che lo ha conosciuto personalmente, lo descrive come un profeta della fraternità, un uomo radicale e coerente, deciso a vivere un mondo senza padroni né servi. Per lei, la sua paternità ricorda quella di san Giuseppe: accogliente, forte, capace di trasformare ragazzi difficili in uomini di valore grazie a un ambiente sano e familiare.

La vocazione e la vita comunitaria

Per diventare nomadelfi occorre:

  • aver compiuto 21 anni
  • essere cattolici praticanti
  • vivere la condivisione totale dei beni
  • riconoscere una vocazione alla vita fraterna

La comunità è composta da famiglie, sacerdoti, mamme di vocazione e single. Tutti vivono in gruppi familiari, condividendo pasti, lavoro, educazione dei figli e vita quotidiana. Nessuno percepisce uno stipendio: tutto è messo in comune.

Le mamme di vocazione

Zaira racconta la sua esperienza: a vent’anni è diventata mamma di otto figli. La maternità di vocazione è una chiamata profonda, vissuta con dedizione totale. Nella fraternità, nessun bambino resta mai solo: se una mamma muore o si ammala, altri genitori si fanno carico dei figli. “Nessuno deve restare orfano”, afferma Zaira.

Organizzazione e attività

Nomadelfia funziona come un piccolo paese:

  • assemblea comunitaria
  • presidenza
  • consiglio degli anziani
  • scuola familiare
  • laboratori e lavori interni

Tutti collaborano: cucina, pulizie, lavori agricoli, educazione, servizi comuni. La vita è scandita da turni e responsabilità condivise.

Perché Nomadelfia è necessaria oggi

Secondo gli ospiti, Nomadelfia è una testimonianza concreta che la fraternità evangelica è possibile. È un “preannuncio del mondo futuro”, come disse san Giovanni Paolo II, e incarna ciò che papa Francesco propone in Fratelli tutti: una società fondata sulla fraternità, sulla condivisione e sulla dignità di ogni persona.