Padre Vincenzo Valenza “Migrazione, nuovo esodo senza terra promessa”

Oggi si parla spesso o si sente discutere lungamente della crisi migratoria. Ancora più frequen-temente, però, ci dimentichiamo che si tratta della crisi esistenziale di uomini e donne proprio come noi.

I migranti non rappresentano un’ulteriore evoluzione dell’homo sapiens che si affaccia adesso sulla scena del nostro mondo: dal sapiens al migrantes. La categoria è invece sempre esistita. Sem-mai oggi si nota come il fenomeno sia nettamente in crescita, quasi esponenziale.

Espressione delle zone più povere del pianeta, dove si vive il disagio delle guerre, dei totalitarismi. Porzioni di mondo dove non esistono le minime condizioni per poter vivere, perché la dignità dell’esistenza è già una richiesta eccessiva. Uomini e donne come noi, dunque, ma più a stretto contatto di noi col terrore dell’Is in Libia, che fuggono dalla guerra in Siria o dalla dittatura in Eritrea.

Come risulta inconcepibile chiudere le frontiere di fronte al bisogno, alla paura e alla miseria, così risulta altrettanto sconcertante e poco realistico pensare di aprire i confini a tutti, anche perché ci rendiamo conto, sempre di più, della solitudine con cui l’Italia e in particolar modo la Sicilia stia affrontando un problema ormai di proporzioni bibliche.
Si chiarisce sempre di più che non esistono soluzioni efficaci prese al semplice livello nazionale. L’approccio deve urgentemente diventare europeo.

Non c’è più tempo da perdere.
Bisogna intervenire efficacemente contro le reti criminali dei trafficanti, che svolgono una spie-tata attività commerciale alle spalle di miserabili. Prova ne sia il caso di quel papà che ha dovuto as-sistere inerme alla morte della propria figlia e decidersi in tutta fretta per un funerale in mare, la-sciando andare il sangue del suo sangue tra i flutti, ingrossati dalle sue lacrime. Sol perché lo zainet-to con l’insulina che avrebbe salvato la vita della piccola è stato gettato in mare dagli scafisti. Mo-hamed Hasoun Jalal è il suo nome, 48 anni, nato a Idleb in Siria, laureato in Economia, padre di Raghad.

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Arrivato ad Augusta il 15 luglio scorso dopo essere stato soccorso, insieme ad altre 332 persone stipate su un barcone partito da Alessandria d’Egitto, dalla Guardia Costiera. I tre scafisti dell’imbarcazione sono stati arrestati e portati in carcere, ma per Mohamed si tratta di un’amara consolazione.
Le ultime cifre del processo migratorio che nei mesi scorsi ha raggiunto il picco, sono sbalorditive. Si tratta di 4400 migranti salvati il 22 agosto, con 22 operazioni di soccorso coordinate dalla centrale operativa della Guardia Costiera nel Canale di Sicilia. La situazione più critica ad Augusta, dove una nave della Marina ha trasferito, tra luglio e agosto, 506 persone, 90 isolate per sospetta scabbia. A Trapani sono arrivati, all’apice dell’estate, altri 500 migranti a bordo della nave “Fiorillo”.

A Messina, la Guardia di Finanza ne ha trasferiti 287. E così via. Un migliaio a Cagliari, con la nave norvegese Siem Pilot a bordo della quale c’era la più piccola migrante mai salvata: una neonata di un giorno, partorita sul barcone.
Davanti ai nostri occhi si profila un nuovo esodo da territori in cui la sofferenza è arrivata al culmine. Questi sfortunati, però, si ritrovano come condottieri uomini senza scrupoli, mossi sola-mente dalla sete di guadagno. Discutere unicamente del problema non è più sufficiente, è necessario affrontarlo unendo le mani e tendendole verso questi nuovi poveri bisognosi di tutto.

Padre Vincenzo Valenza