Papa Francesco: una musica di sottofondo

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Molti cristiani, lungo i secoli si sono domandati e hanno ricercati i modi per poter adempiere all’invito di san Paolo, espresso nella lettera ai Tessalonicesi: “pregate ininterrottamente”. Perché, se lui l’ha proposto, significa che è una cosa in qualche maniera attuabile. Come? Nell’udienza odierna con la penultima catechesi sul tema della preghiera, il Santo Padre ci dona dei preziosi suggerimenti.

Il primo e più celebre personaggio, riportatoci oggi dal Papa, è il Pellegrino Russo. Egli, proponendoci la sua preghiera del cuore, ci dona un “metodo”, che non soltanto ci insegna la perseveranza, ma anche permette di allineare la fisiologia del nostro respiro, alle parole pronunciate, cosa che, senza dubbio alcuno, fa bene non solo all’anima ma anche al tutto essere umano, spirituale e corporale.

Ma Papa Francesco ci ricorda che il Catechismo (della Chiesa Cattolica, ndr) ci offre bellissime citazioni, tratte dalla storia della spiritualità, che insistono sulla necessità di una preghiera continua, che sia il fulcro dell’esistenza cristiana. 

Evagrio Pontico, Giovanni Crisostomo, sono solo alcuni nomi dei nostri padri nella fede, che ci illuminano sulla necessità di avere il cuore in preghiera. «Anche al mercato o durante una passeggiata solitaria è possibile fare una frequente e fervorosa preghiera. È possibile pure nel vostro negozio, sia mentre comperate sia mentre vendete, o anche mentre cucinate» (n. 2743). Piccole preghiere: “Signore, abbi pietà di noi”, “Signore, aiutami”. Dunque, la preghiera è una sorta di rigo musicale, dove noi collochiamo la melodia della nostra vita.

E’ molto chiaro che la nostra vita frenetica di questi tempi, non favorisce il raccoglimento lungo la giornata. Dunque, il compito affidatoci dalla Chiesa e dalla storia, è arduo, ma va affrontato. Allora fa bene pensare che Dio, nostro Padre, il quale deve occuparsi di tutto l’universo, si ricorda sempre di ognuno noi. Dunque, anche noi dobbiamo sempre ricordarci di Lui!

Tenendo presente il valore che anche la storia cristiana ha sempre dato alla dimensione del lavoro nella nostra vita, possiamo considerare anch’esso parte del fatto che nell’essere umano tutto è “binario”: il nostro corpo è simmetrico, abbiamo due braccia, due occhi, due mani… Così anche il lavoro e la preghiera sono complementari. 

Infine, Papa Francesco ci mette in guardia da una spiritualità vissuta dissociata dalla vita concreta. Ricordiamo che Gesù, dopo aver mostrato ai discepoli la sua gloria sul monte Tabor, non volle prolungare quel momento di estasi, ma scese con loro dal monte e riprese il cammino quotidiano. Perché quella esperienza doveva rimanere nei cuori come luce e forza della loro fede; anche una luce e forza per i giorni che sarebbero stati prossimi venturi: quelli della Passione. 

E, conclude il Pontefice, in questa circolarità fra fede, vita e preghiera, si mantiene acceso quel fuoco dell’amore cristiano che Dio si attende da noi. E la preghiera stessa diventa un sottofondo costante di ogni nostra attività.

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