Pregare il Signore del veleno ci aiuta a rimediare alla disinformazione

Da Avvenire apprendiamo che Alver Metalli dirige la testata online “Terre d’America”, mediante la quale svolge un lavoro di informazione sulla vita ecclesiale e civile dell’America Latina.

Il 21 ottobre è uscito un post scritto da Nicolás Arizmendi in cui attribuisce a una guida «burlona» il suggerimento di legare una devozione che ha origine all’inizio del Seicento, duecento anni dopo la nascita di Gutenberg, ma quasi quattrocento prima di quella di Zuckerberg, a un punto critico dell’odierna comunicazione, specie digitale: le fake news.

La tradizione del Signore del veleno: origine e storia

La tradizione narra di una statua di Cristo, bianchissima, i cui piedi furono cosparsi di veleno per liberarsi di un sacerdote troppo retto, oltre che devoto. Il Cristo non solo protesse il sacerdote dall’avvelenamento raccogliendo le ginocchia e impedendo così a questi di baciargli i piedi, ma assorbì in sé tutto il veleno, divenendo nero. «Signore del Veleno» divenne così il nome dell’immagine, attualmente custodita nella cattedrale di Città del Messico. Oggi i fedeli pregano davanti al Signore del Veleno «anche per essere difesi dalle maldicenze, dalle calunnie, dalla tentazione di commettere noi stessi delle azioni di questo tipo», dice ancora la guida; e poiché le notizie false «diffuse con deliberata coscienza», e peggio ancora le mezze verità (lo dice il Papa), hanno questo effetto velenoso sull’intera opinione pubblica, la devozione al Signore del Veleno può estendersi all’ambito mediatico.

Rita Sberna

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