San Giovanni della Croce e la scala dell’Amore

Giovanni de Yepes y Alvarez nacque a Fontiveros in Spagna nel 1542. Nel 1563 entra nel Carmelo di Medina all’età di ventun’anni e inizia i suoi studi teologici e filosofici all’Università di Salamanca.

È ordinato sacerdote nel 1567, lo stesso anno si incontrò con Santa Teresa d’Avila, la quale espose a Giovanni il progetto della Riforma Carmelitana.
Nel 1568, Teresa riesce a fondare il primo convento maschile, a Duruelo. Giovanni fece parte del primo nucleo di riformati cambiando il nome di Giovanni di San Mattia in quello di Giovanni della Croce. Fu il collaboratore di fiducia di Teresa di Gesù nella riforma e la fondazione dei Carmelitani Scalzi.

San Giovanni della Croce fu ingiustamente incolpato e incarcerato per otto mesi a Toledo; nella sua prigionia scrisse molte delle sue poesie. Le sue opere più conosciute sono: Salita al Monte Carmelo, Notte oscura, Fiamma d’amor viva e Cantico spirituale.

Muore a Ubeda il 14 dicembre 1591 a soli 49 anni..

Fu beatificato da Clemente X nel 1675, canonizzato da Benedetto XIII nel 1726 e proclamato Dottore della Chiesa da Pio XI nel 1926.

È patrono dei poeti e dei mistici. I suoi scritti vanno scoperti o riscoperti, furono ad esempio anche fonte di profonda meditazione per sante quali Santa Teresa di Bambin Gesù o Edith Stein che presero i suoi insegnamenti sul serio.

Nella Salita al Monte Carmelo, egli parla di una trasformazione interiore e contemplativa in cui le anime attingono all’unione con Dio liberandosi di tutte le cose temporali.

Dice “Confidando, dunque, nell’aiuto di Dio, proporrò una dottrina e degli orientamenti adatti sia ai principianti che ai proficienti, perché si lascino condurre da Dio quando vorrà farli progredire”

Gli scritti di San Giovanni della Croce sono preziosi sia per i frati e le monache dell’epoca ma anche per ognuno di noi nell’oggi e ora perché parlano del mistero profondo dell’incarnazione. L’uomo vecchio trasformato mediante l’azione dello Spirito Santo raggiunge l’unione perfetta in Dio….tuttavia il santo avverte sulle notti dell’anima: Questa prima notte riguarda i principianti, nel momento in cui Dio comincia a elevarli allo stato di contemplazione, al quale prende parte anche lo spirito, come dirò a suo tempo. La seconda notte o purificazione riguarda i proficienti, nel momento in cui Dio vuole cominciare a elevarli allo stato di unione con lui. Si tratta di una purificazione molto più oscura, tenebrosa e severa della precedente, come dirò in seguito (…) Possiamo chiamare notte questo passaggio dell’anima verso l’unione con Dio per tre motivi. Il primo è desunto dal punto di partenza dell’anima, perché essa deve privarsi del godimento di tutte le cose temporali che possedeva, rinunciando ad esse. Tale rinuncia o privazione costituisce una vera e propria notte per tutte le passioni e i sensi dell’uomo. Il secondo è dato dal mezzo che s’impiega o dal cammino attraverso cui l’anima deve passare per giungere all’unione divina, cioè la fede, che è oscura all’intelligenza come la notte. Il terzo deriva dalla meta verso cui si tende, cioè Dio, che è certamente notte oscura per l’anima in questa vita. Queste tre notti devono passare attraverso l’anima o, per meglio dire, l’anima deve attraversare queste notti per attingere l’unione con Dio “

Nella sua opera Notte oscura, il santo spiega come l’anima debba comportarsi nel cammino spirituale per raggiungere la perfetta unione d’amore con Dio: Il modo di comportarsi dei principianti nel cammino verso Dio è imperfetto e molto condizionato dall’amor proprio e dai gusti sensibili (…)Per questo motivo Dio vuole farli progredire gradatamente, liberarli da questo modo imperfetto di amare e condurli a un livello più alto d’amore”

poi più avanti parla dei dieci gradini della scala d’amore, attraverso i quali l’anima sale progressivamente verso Dio cercandolo, soffrendo a volte e amando con fede e speranza.

San Giovanni della Croce era un teologo, un poeta, un mistico, un uomo di Dio che ha saputo seguire la via stretta…e ci interpella ancora oggi…quale la via stretta?….è la scala d’amore che porta a Dio.

E con le parole di Santa Teresa di Bambin Gesù (anche lei carmelitana) possiamo dire: “Compresi che la Chiesa ha un cuore, un cuore bruciato dall’amore. Capii (…) spento questo amore, gli apostoli non avrebbero più annunziato il Vangelo, i martiri non avrebbero più versato il loro sangue. Compresi e conobbi che l’amore abbraccia in sé tutte le vocazioni… ho trovato finalmente la mia vocazione (..)Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore “

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