San Josemaría Escrivá : prendere il catino da cui è sgorgato il sacerdozio

Josemaría Escrivá nacque a Barbastro (Spagna) il 9 gennaio 1902. Fu ordinato sacerdote nel 1925. Nel 1927 iniziò a Madrid un instancabile lavoro sacerdotale dedicato in particolare ai poveri e ai malati nelle borgate e negli ospedali. Il 2 ottobre del 1928 ricevette una speciale illuminazione divina e fondò l’Opus Dei, un’istituzione della Chiesa che promuove fra cristiani di tutte le condizioni sociali una vita coerente con la fede in mezzo al mondo attraverso la santificazione delle opere quotidiane: il lavoro, la cultura, la vita familiare… Alla sua morte, nel 1975, la sua fama di santità si è diffusa in tutto il mondo, come dimostrano le molte testimonianze di favori spirituali e materiali attribuiti all’intercessione del fondatore dell’Opus Dei, fra cui anche guarigioni clinicamente inesplicabili.

Carissimi fratelli in Cristo , la santità di quest’uomo traspare sin leggendo la sua storia dove Dio è riuscito ad entrare e a farsi spazio nel suo sacerdozio poiché come abbiamo già detto con le parole di Benedetto XVI : “Proprio perché appartiene a Cristo, il presbitero è radicalmente al servizio degli uomini: è ministro della loro salvezza, della loro felicità, della loro autentica liberazione, maturando in questa progressiva assunzione della volontà di Cristo, nella preghiera, nello “stare a cuore a cuore” con Lui”. Josemaría Escrivá ha incarnato queste parole non ha avuto paura e timore di prendere il catino da cui è sgorgato il sacerdozio per andare nel mondo e lavare i piedi ad ogni uomo . Ha avuto la capacità di “non guardare oltre il polpaccio per non distinguere l’amico dal nemico”  sapendo che lui era chiamato dall’Altissimo ad essere luce del mondo e sale della terra , presenza viva del Cristo tra la gente . L’ascolto dell’uomo , dopo aver incontrato la Parola del Padre è alla base del sacerdozio e della vita consacrata. Quel catino e quell’acqua oggi ci interpellano per toglierci dal torpore di una vita del “fare” piuttosto che dell'”essere” che ci può  condurre a perdere il senso del nostro operato . Essere trasparenza del Signore è la missione di ogni cristiano , di ogni uomo toccato dalla grazia di Dio e se questo ci costa l’incontro con un volto , seppur debole ed indeciso noi siamo chiamati , poiché Cristo nella Sua Santa Incarnazione ci ha invitato al rischio dell’incontro con il prossimo. Rischio secondo la nostra mentalità  .. ma agli  occhi di Dio l’incontro con l’altro risulta l’incontro con Lui , il vivente . Questa è la scommessa su cui si basa la nostra fede , la scommessa di trovare nel volto del prossimo il volto di un Dio che non si stanca di incarnarsi nelle nostre relazioni facendole diventare piccole seppur alcune volte umide e malmesse , grotte di Betlemme . Noi siamo chiamati a questa grande rivoluzione dell’amore e citando una canzone di Debora Vezzani , l’amore :”Ha senso solo così perdonando proprio tutto ha senso solo così amando fino in fondo , ha senso solo così anche quando hai tutti contro , ha  senso solo così e  ora io lo difendo” . Josemaría ci ricorda che il Dio che ci ha rivelato Gesù Cristo non  entra nella nostra vita operando  nello spettacolo , ma nelle piccole cose quotidiane . Pensiamo ad esempio al momento dell’Annunciazione … tutto parla di quotidianità : una donna e una casa in cui però entra Lui che è il rivoluzionario dell’Amore che rinnova la nostra vita . Abbandoniamoci a questo Dio che compie meraviglie nella nostra ferialità

Francesco Pio Petrachi 

 

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