Serva di Dio Santina Campana: desiderare la santità

Santina Campana nacque ad Alfedena (L’Aquila) il 2 febbraio 1929. Fin da piccola imparò ad amare Gesù sopra ogni cosa e a 7 anni si offrì “vittima” per la vocazione religiosa della sorelle e sacerdotale dei fratelli. Disse: “Dove c’è una vocazione, non può mancare una vittima”. Rinnovò la sua offerta di “vittima” fino alla morte. Offriva la sua vita per il Papa, i Vescovi, i Sacerdoti e le Missioni. “Voglio farmi santa, e grande santa”, ripeteva. Dal letto di dolore, che lei chiamava il suo “trono bianco” attirava le anime afflitte e le consolava: “Coraggio il soffrire passa, l’aver sofferto rimane”.  Ricca di meriti e di virtù eroiche morì a 21 anni, il 4 ottobre 1950.

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo , sia lodato Gesù Cristo! Come avete potuto notare già dalla biografia della serva di Dio Santina Campana questa donna di Dio aveva il grande desiderio di diventare santa . Questo perché lei in un ascolto vivo attraverso la preghiera e i sacramenti aveva compreso  la vocazione cristiana : la santità. Si, perché tutti noi che siamo rinati dal fonte battesimale , spogliandoci dell’uomo vecchio , ci siamo rivestiti dell’uomo nuovo , dello stesso Cristo Signore come testimonia la veste bianca che si dona nel giorno del proprio battesimo come “segno della nuova dignità”. Abbiamo una dignità cristiana , la stessa dignità che calpestiamo ogni volta che non ci professiamo e non viviamo come cristiani per paura del giudizio del mondo , ottenendo così una falsa dignità che il mondo è prontissimo a toglierci appena possibile , facendoci diventare schiavi del suo pensiero . La santità è la scelta per una dignità che il Signore è sempre pronto a ridonarci , purificandoci dal peccato che macchia e deturpa il volto dell’uomo , attraverso la Santa Confessione , nella quale Dio non teme di contare su di noi , nella totale fiducia e stima di un padre verso i propri figli. Purtroppo noi cristiani ci siamo dimenticati della nostra vocazione alla santità e sotto il velo di una falsissima e inutile umiltà , ci rifiutiamo di camminare per questa via definendoci inadeguati. Certamente siamo peccatori fino a quando siamo pellegrini su questa terra , ma lo stesso Gesù ci ha detto domenica scorsa :”Sforzatevi di entrare per la porta stretta” e in piena coerenza con il messaggio evangelico anche la Regina della Pace ci ha detto lo stesso giorno :”Decidetevi per la santità”. Carissimi non si può essere cristiani senza avere lo sguardo rivolto verso l’eternità , verso quel momento in cui noi saremo uniti per sempre con il creatore , perché è quest’incontro che noi anticipiamo in ogni celebrazione eucaristica e che dona senso ad ogni tipo di sofferenza che viviamo sulla terra . Oggi non si parla più di paradiso neanche nella Chiesa probabilmente perché necessita di un impegno maggiore per arrivarci  attraverso una testimonianza di fede autentica che non abbia paura di metterci la faccia per vivere la verità evangelica e ciò non è conforme al pensiero mondano e modernista che sta cercando di entrare anche dentro la chiesa cattolica. Carissimi, senza eternità e senza paradiso la nostra fede è limitata  , priva della sua bellezza , priva della meta , e sappiamo bene cosa prova un uomo che non sa dove andare , che non conosce la propria destinazione . Il cristiano , invece sa qual è la meta : il paradiso  e si sforza di arrivarci perché pregusta già qui sulla terra un pezzo di eternità attraverso la santa messa. Carissimi abbiamo una meta ! Andiamo incontro preparati , con lo sguardo rivolto verso l’eternità che dona senso a tutto e che inizia qui sulla terra con le nostre scelte quotidiane in cui noi stessi scegliamo il nostro futuro dopo la morte. Ma in un mondo sempre di più pieno di tenebre esclamiamo :”Preferisco il paradiso”

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Francesco Pio Petrachi 

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