Intervista al Presidente della Onlus Una voce per Padre Pio, Enzo Palumbo, il quale è produttore televisivo dell’evento annuale “Una voce per Padre Pio” in onda su Rai Uno, giunto ormai alla 19° edizione. La Onlus ha come obiettivo quello di aiutare a realizzare in Costa D’Avorio vari obiettivi, alcuni di essi nel corso degli anni, sono stati già realizzati.
Partiamo da questi obiettivi. Cosa siete riusciti a realizzare in Costa D’Avorio?
La nostra missione principale è quella di dar seguito alla volontà di Padre Pio, cioè dare sollievo alla sofferenza della gente nel corpo e nello spirito, fin dove possiamo.
Con la Onlus “Una voce per Padre Pio” nell’arco di questi 10 anni abbiamo realizzato un villaggio per bambini diversamente abili in Togo, uno in Madagascar, un centro di accoglienza per ragazze violate in Tanzania e poi ci siamo fermati in Costa d’Avorio dove abbiamo realizzato due villaggi di accoglienza per i bambini diversamente abili, un orfanotrofio, una casa di accoglienza e adesso stiamo realizzando una struttura di accoglienza per bambini orfani di HIV quindi affetti anche loro da questo virus.
Le nostre opere sono state realizzate secondo quelle che erano le volontà di Padre Pio, ovvero quando ha realizzato l’ospedale Casa Sollievo della sofferenza, lui diceva “Se potessi questa casa la farei tutta d’oro” cioè vuol dire che quando si accoglie un malato e un diversamente abile, bisogna essere in grado di metterlo in una condizione di benessere ed è per questo che le nostre strutture sono belle, piene di colori, a norma con l’orientamento europeo perché sono fatte in cemento armato per essere lasciate nel tempo.
Cerchiamo di lavorare usando i criteri europei e soprattutto mettendo il cuore in tutto quello che facciamo.
L’associazione porta il nome di Padre Pio. Com’è nata in te la devozione al Santo di Pietrelcina?
Sono pugliese e in Puglia siamo cresciuti a pane e Padre Pio, essendo della provincia di Foggia sono anche di famiglia.
Nel 2000 successe nella mia vita un evento straordinario, ebbi un bruttissimo incidente stradale ed a seguito di questo incidente mia sorella è stata in coma per più di una settimana.
Dopo questo incidente sono successe una serie di cose che mi hanno avvicinato fortemente a Padre Pio e proprio un giorno, pregando d’innanzi alla sua tomba per ringraziarlo del fatto che mia sorella si era svegliata dal coma, nacque l’idea di fare qualcosa per lui per potergli dire grazie.
Proprio così è nata la trasmissione “Una voce per Padre Pio”. Nella mia vita prima di quell’incidente, facevo tutt’altro come mestiere e non avevo la minima idea di come si improntasse una produzione e in Rai non conoscevo nessuno.
Per parlare con il direttore di Rai Uno, il centralino rai, ci fornì il numero di un fax e dopo 2 giorni fummo contattati dal direttore e venimmo a Roma per incontrarlo. All’epoca ero molto giovane e lo stesso direttore rimase stupìto nel vedere un ragazzino gestire un tale progetto. Siamo giunti ormai alla 19° edizione e tra mille difficoltà siamo ancora qui, quando si lavora per Padre Pio ci sono gioie ma anche dolori.
Vari bambini sono stati aiutati grazie all’intervento economico e operativo della Onlus. C’è qualche caso particolare di cui vuoi parlarci?
Adesso abbiamo attivato un corridoio umanitario tra l’Italia e la Costa d’Avorio. In un breve periodo abbiamo già portato in Italia 3 bambini, uno è un adolescente affetto da linfoma di Burkitt, era il classico uomo elefante ed infatti è stato oggetto di molti speciali televisivi proprio per la deformità del viso.
Grazie ad ogni singolo elemento della famiglia dell’Ong che è composta da tante persone che si adoperano, il ragazzo è stato curato in Italia anche se non c’erano molte speranze per lui ma è completamente guarito dal cancro, ha subìto il primo intervento di chirurgia plastica ricostruttiva, oggi si trova in Costa d’Avorio sotto la nostra tutela e sta frequentando un istituto professionale per diventare un elettricista.
A giugno tornerà in Italia per fare un nuovo intervento e a dicembre ne farà un altro, sperando di potergli dare un volto d’angelo. Per noi la sua storia è quella di un angelo senza volto perché è una persona bellissima interiormente ma spaventava quando te lo ritrovavi davanti.
State avviando una raccolta fondi per il progetto “Obiettivo Italia”. Di che si tratta?
Obiettivo Italia è un progetto che vuole aiutare e dare voce alle persone che non hanno voce. Nella nostra sede di Napoli ci siamo resi conto che una piccola Africa, l’abbiamo tra i nostri connazionali, ed operando nel quartiere di Barra che è popolare ma anche molto difficile di Napoli, ci siamo resi conto che ci sono delle realtà disastrose e ci siamo messi al servizio di questa gente ormai da due anni, attraverso attività di recupero scolastico, attività di sostegno alle famiglie, paghiamo anche le bollette a chi non può. In alcuni casi ci sostituiamo allo Stato ed è brutto dirlo, anche alla Chiesa che dovrebbe restare affianco di chi soffre e accompagnarli in un percorso di crescita.
In che modo le persone possono aiutare la Onlus e prendere parte ai progetti sia in Italia che in Africa?
Abbiamo avuto la fortuna quest’anno di avere un numero solidale permanente che è il 45531, oppure andando sul sito www.unavoceperpadrepio.com possono scegliere e decidere cosa supportare e quanto donare.
Servizio di Rita Sberna













