Giacomo Celentano “La sofferenza mi ha portato alla Fede”

Giacomo Celentano “La sofferenza mi ha portato alla Fede”

Giacomo Celentano “La sofferenza mi ha portato alla Fede”

Giacomo, è il figlio del grande Adriano Celentano. Ha alle spalle una bella carriera artistica, iniziata nel 1989, come cantautore di musica cristiana. La sua prima pubblicazione avvenne con l’album “Dentro il bosco”.
Nel 1996, nasce in Giacomo, il desiderio di scrivere brani musicali d’ispirazione cristiana e grazie a Radio Maria, entra in contatto con Roberto Bignoli e Mario Ferraro.
Successivamente, ha scritto alcuni brani tra cui: “L’Eterno Messaggio” e “Il Cantico di Zaccaria”.

Le prime sofferenze iniziano a farsi sentire, durante un concerto in cui cantavi. Ci puoi raccontare?
Dobbiamo fare un passo indietro. Nel 1989, avevo realizzato il mio primo album “Dentro il bosco”, con la casa editrice di Caterina Caselli, e avevo davanti a me un futuro promettente come cantautore.
Apparentemente non avevo nessun sintomo di malessere, di depressione e di stanchezza. Però nel 1990, una notte di settembre, di colpo si dimezzò la mia capacità toracica, per cui cominciai a respirare malissimo. Passai la notte in bianco, senza riuscire a dormire.
La mattina seguente, nel raccontare cosa mi era successo a mia nonna (in quel periodo vivevo con lei), c’impiegai un quarto d’ora.
Non avevo respiro neanche per parlare. Da un ragazzo sportivo, pieno di vita, pieno d’interessi, nel giro di pochi giorni diventai un vegetale che non uscivo di casa, non frequentavo più gli amici e né lavoravo più.
Stavo davanti la televisione, tutto il giorno, e non parlavo, per cui ci fu questo repentino cambiamento, che preoccupò la mia famiglia d’origine.
I miei genitori, mi portarono a fare delle visite mediche centrate sul caso. La cosa strana era, che io fisicamente ero sano, ma avevo un sintomo forte d’insufficienza respiratoria.
La prima conseguenza di questa malattia fu, che non potei più cantare.
Ci fu anche un’altra conseguenza, a causa della malattia, non frequentavo più gli amici e nessuno riusciva a capirmi (neanche io riuscivo a farlo). Pian piano, nel giro di qualche mese, mi ritrovai solo con la mia malattia.
Mi ritrovai in un momento di disperazione.

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