Il “Motivo dell’Incarnazione” nel pensiero teologico francescano “scotista” e suo riscontro nella dottrina della Divina Volontà in Luisa Piccarreta

immagine tratta dal film Duns Scoto (2010)

INTRODUZIONE

La tesi del cristocentrismo scotista nel pensiero francescano è una geniale visione del mistero della rivelazione cristiana e una proposta teologica di grande fecondità dottrinale e spirituale.

In questo articolo cercherò di presentare brevemente una delle tematiche più rilevanti e innovative che la teologia francescana ha tracciato nell’età medievale, ossia: il «Primato assoluto e universale di Gesù Cristo come Figlio di Dio e il motivo della sua Incarnazione», di cui il beato Giovanni Duns Scoto ne è stato l’assertore e il rappresentante più qualificato per la sottigliezza del suo pensiero e, che ancora oggi alla luce del Concilio Vaticano. II, è oggetto di riflessione e di studio.

 Approfondendo da un po’ di tempo la lettura degli Scritti della mistica e Serva di Dio Luisa Piccarreta, ho rilevato che in qualche brano dei libri di Cielo vi è un interessante riscontro e accostamento all’intuizione teologica francescana di Giovanni Duns Scoto che avvalora, a mio parere, la novità teologica custodita nella dottrina sulla Divina Volontà, che andrebbe studiata e approfondita come nuovo tesoro della Chiesa.

Andando con ordine, presento per prima il pensiero teologico francescano scotista sul cristocentrismo universale per poi passare al riscontro dello stesso negli Scritti di Luisa Piccarreta.

  1. IL CRISTOCENTRISMO UNIVERSALE

La dottrina del Cristocentrismo universale del Beato Duns Scoto è molto vasta e complessa e certamente un semplice approfondimento non può esaurire tutta l’importanza speculativa e spirituale che essa contiene. Tuttavia, anche attraverso questi semplice accenni teologici, possiamo mettere in rilievo che il pensiero di Scoto ha donato alla teologia una nuova chiave interpretativa per leggere il disegno salvifico rivelato dai testi sacri e riaffermato specialmente da molti documenti conciliari del Vaticano II.

Quando si parla di Cristocentrismo, non si intende solo affermare il primato del Verbo, ma anche la “precedenza” che Esso da sempre ha avuto nel piano di Dio.  Egli, infatti, è il «Primogenito su tutte le cose», Colui per mezzo del quale, «furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili. La grande intuizione di Scoto sta nell’aver affermato che l’evento dell’incarnazione sarebbe indipendente dal peccato, e di conseguenza anche la redenzione viene spiegata non come un atto ripartivo quanto piuttosto come un atto libero dell’amore gratuito della Santissima Trinità, che essendo libera da ogni condizionamento poteva anche non redimerci.

L’umanità trova allora la sua ragione e il suo modello soltanto in Cristo: tutti gli uomini, infatti, sono stati “predestinati” ad essere conformi all’immagine del Figlio, perché Egli sia il «primogenito di molti fratelli».

La causa della creazione inoltre è per Scoto il volere stesso di Dio che desidera quell’effetto e lo produce in quel momento. Tutto infatti è stato creato per amore e ordinato nella grazia e per la gloria di Gesù Cristo.

Uno dei fondamenti della dottrina cristocentrica è certamente la tesi della “predestinazione di Cristo” nel disegno di Dio; di tale disegno divino si parla espressamente nei primi capitoli di alcuni Documenti Conciliari, come per es., Dei Verbum, Lumen gentium, Ad gentes.

Il Concilio Vaticano II in questi 50 anni si è, infatti, sforzato di mettere sempre più in evidenza la centralità di Cristo nella vita della Chiesa, come nella storia degli uomini e nella stessa esistenza del cosmo.

Il problema della centralità di Cristo, allora, non può essere più presentato come una questione marginale della teologia, legata al «motivo dell’Incarnazione» nella sua funzione esclusivamente redentiva, ma occorre farne di questa il suo vero centro.

Il primato universale di Cristo

Il primato universale di Cristo rappresenta l’aspetto più originale ed eminente di tutto il sistema teologico di Scoto  e il contributo più efficace dato alla teologia cristiana, tanto da essere anche la tesi più tipica della teologia e dell’ascetica francescana. Esso trova il suo fondamento sul concetto biblico di Dio come Essere — Carità, che poggia essenzialmente su due dati rivelati: «Io sono Colui che sono» e «Dio è Amore». L’Essere infinito è Amore per essenza. Ciò spiega non solo il mistero trinitario, ma anche l’azione di Dio ad extra che opera  al di fuori della sfera trinitaria in modo assolutamente libero per comunicare se stesso.

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Secondo la teologia del Beato Giovanni Duns Scoto, il Verbo incarnato, occupa il primato assoluto nel disegno creativo di Dio, poiché egli è il primogenito di ogni creatura, la ragione e il fine per cui tutte le cose sono state fatte.

Cristo costituisce l’apice e il culmine della creazione, poiché è l’essere più perfetto voluto da Dio. Tutta la creazione, rivela l’amore infinito che Dio ha riversato in essa ed è in Cristo e per mezzo della sua incarnazione che essa può ricambiare questo medesimo amore.

Il primato di Cristo consiste, dunque, in questa Sua superiorità di perfezione e di eccellenza, rispetto a ogni altra realtà creata. Cristo è assoluto per il fatto stesso che la sua esistenza non dipende da quella di altre creature, e non è neanche motivata primariamente da qualche loro bisogno. Gesù Cristo, infatti, ha valore in Sé, a prescindere dall’esistenza di qualsiasi essere o da qualsiasi condizione del creato.

Secondo il Dottor Sottile, essendo Dio “formalmente amore e formalmente carità”, comunica con grandissima liberalità, al di fuori di sé, la sua bontà e il suo amore.

E’ per amore che Dio, come dice San Paolo, «Ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci ad essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà»

In tale prospettiva paolina Cristo è, allora, per l’umanità via, verità e vita, Redentore e Salvatore, Primogenito, Modello e Guida.

Un’altra delle caratteristiche del primato di Cristo è la predestinazione della sua umanità alla gloria.

E’ necessario sottolineare che la predestinazione riguarda tutti gli esseri creati ad extra di Dio e che essa è assolutamente primaria e indipendente da ogni realtà creata. Essa è un atto eterno di Dio che predestina una persona alla gloria della vita divina e che precede per sé la visione del peccato. Il pensiero di Scoto trova in tal senso il suo fondamento nelle Lettere di San Paolo e in alcuni testi sapienziali dell’ AT

Se Adamo non avesse peccato il Cristo si sarebbe incarnato ugualmente?

Partendo direttamente da Gesù Cristo e non dall’uomo, Scoto, trasforma con abilità e perfezione speculativa lo pseudo˗problema ipotetico del pensiero medievale e della scuola Tomista: Se Adamo non avesse peccato, Cristo si sarebbe incarnato? nelle concrete e reali domande: «Perché c’è Cristo?»; «Perché è stato predestinato?»; «Qual è il primo amore di Dio?» «Qual è il posto di Cristo nel disegno di Dio.

La predestinazione di Cristo alla gloria mette in giusto rilievo la scelta che Dio ha fatto nel porre a una così alta dignità la natura umana. Tuttavia, nell’ipotesi scotista trova giustificazione la distinzione tra “predestinazione dell’uomo” e “predestinazione di Cristo”. Esse, seppur correlate, si trovano su due piani qualitativamente differenti: la predestinazione dell’uomo, infatti, si realizza nella persona; quella di Cristo, per salvaguardare il mistero dell’Incarnazione, si realizza nella natura.

Benché l’uomo e Cristo siano stati predestinati prima della creazione del mondo, tuttavia, la loro predestinazione è diversa, perché nell’uomo la natura sussiste nella propria persona, mentre in Cristo la natura umana è predestinata alla gloria non come in sé sussistente, ma come sussistente nella Persona Eterna del Verbo.

L’unione della natura umana con il Verbo di Dio nel mistero dell’Incarnazione è, secondo il Dottor Sottile, anche il più grande onore cui Dio potesse elevare una creatura, e un segno evidente del posto privilegiato che l’uomo occupa nel disegno creativo della Volontà di Dio.

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Per Scoto l’Incarnazione del Figlio di Dio, progettata sin dall’eternità da parte di Dio Padre nel suo piano di amore, è il compimento della creazione. Per mezzo di essa ogni creatura è colmata di grazia in Cristo e per Cristo, ed è resa capace di dare gloria a Dio. Scoto elabora così la sua dottrina sul mistero dell’Incarnazione, presentandolo non solo come l’opera più grande e più bella di tutta la storia, ma mettendo sempre più in evidenza la centralità di Cristo e l’assoluta gratuità della sua predestinazione e ponendo in risalto, per la prima volta, un elemento nuovo, ovvero che essa non è assolutamente condizionata da nessun fatto contingente, poiché il Figlio di Dio si sarebbe fatto uomo anche se l’umanità non avesse peccato.

2. IL CRISTOCENTRISMO NELLA DOTTRINA DELLA DIVINA VOLONTA

Dopo questi passaggi fondamentale nel pensiero della scuola francescana scotista sul “motivo dell’incarnazione e il primato universale di Cristo nella storia dell’umanità” vediamo adesso brevemente i riferimenti e le concordanze concrete che a mio avviso si riscontrano nella dottrina della Divina Volontà che emergono in maniera chiara e immediata negli scritti di Luisa Piccarreta.

Prendiamo in esame soltanto alcune parti di uno dei brani di riferimento che è estrapolato dal vol. 25° dei Libri di Cielo il 31 Marzo 1929.

“Se Adamo non avesse peccato, l’Eterno Verbo, che è la stessa Volontà del Padre Celeste, sarebbe venuto lo stesso sulla terra glorioso, trionfante e dominatore, accompagnato visibilmente dal suo esercito angelico, che tutti dovevano vedere, e con lo splendore della sua gloria avrebbe affascinato tutti e attirato tutti a sé con la sua bellezza, coronato da RE e con lo scettro del comando, per essere re e capo dell’umana famiglia, in modo da darle il grande onore di poter dire: «abbiamo un re uomo e Dio». Molto più che il tuo Gesù non [sarebbe] sceso dal Cielo per trovare l’uomo malato, perché se non si fosse sottratto alla mia Volontà Divina, non sarebbero esistite malattie né di anima, né di corpo, perché fu l’umana volontà che quasi affogò di pene la povera creatura. Il «Fiat» [=il Volere Divino] era intangibile da ogni pena e tale doveva essere l’uomo. Quindi Io dovevo venire a trovare l’uomo felice, santo e con la pienezza dei beni con cui l’avevo creato. Invece cambiò la nostra sorte, perché volle fare la sua volontà, e siccome era decretato che Io dovevo scendere sulla terra -e quando la Divinità decreta non c’è chi la sposti-, cambiai solo modo e aspetto, ma vi scesi sotto spoglie umilissime, povero, senza nessun apparato di gloria, sofferente, piangendo e carico di tutte le miserie e pene dell’uomo. La volontà umana mi fece venire a trovare l’uomo infelice, cieco, sordo e muto, pieno di tutte le miserie, ed Io, per guarirlo, dovevo prenderle su di Me; e per non incutere spavento, dovevo mostrarmi come uno di loro,  per affratellarli e dar loro le medicine e i rimedi che ci volevano.”

“Senti, mia piccola neonata della mia Divina Volontà, se l’uomo non avesse peccato, [se] non si fosse sottratto alla mia Divina Volontà, Io sarei venuto sulla terra, ma sai come? Pieno di maestà, come quando risuscitai dalla morte, sebbene avessi la mia Umanità simile all’uomo, unita all’Eterno Verbo, ma con quale diversità!… La mia Umanità risuscitata era glorificata, vestita di luce, non soggetta né a patire, né a morire. Ero il Divino Trionfatore. Invece la mia Umanità prima di morire era soggetta, sebbene volontariamente, a tutte le pene, anzi fui l’uomo dei dolori. E siccome l’uomo aveva ancora gli occhi abbacinati dall’umano volere e quindi [era] ancora malato, pochi furono quelli che mi videro risuscitato, [il] che servì per confermare la mia Risurrezione.

Quindi salì al Cielo per dare tempo all’uomo di prendere i rimedi e le medicine, affinché guarisse e si disponesse a conoscere la mia Divina Volontà, per vivere non della sua, ma della Mia, e così potrò farmi vedere pieno di maestà e di gloria in mezzo ai figli del mio Regno. Perciò la mia Risurrezione è la conferma del «Fiat Voluntas tua» come in Cielo così in terra. Dopo un sì lungo dolore sofferto dalla mia Divina Volontà per tanti secoli, di non avere il suo regno sulla terra, il suo assoluto dominio, era giusto che la mia Umanità mettesse in salvo i suoi  diritti divini e realizzasse il mio e il suo scopo primiero di formare il suo regno in mezzo alle creature.

CONCLUSIONE

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A conclusione di questo articolo, sul Primato di Cristo e il motivo della sua Incarnazione, possiamo senz’altro, affermare che la tesi del Dottor Sottile trova un così forte riscontro e conferma assoluta nella mistica recente del 900 e in questi scritti che parlano di questa meravigliosa dottrina del Divin Volere.

Gli studi e il pensiero teologico dei grandi maestri del passato come ,in questo caso, di Scoto, ma anche di altri teologi del passato, alla luce della dottrina della Divina Volontà contenuta in questi scritti di una povera donna pugliese “ignorantella” del secolo scorso si attualizza e rinasce con vigore ed è un vero capolavoro di interpretazione biblica e teologica della storia della salvezza, intesa come opera di amore, ordinata alla gloria.

La prospettiva cristocentrica universale nel pensiero del Beato Giovanni Duns Scoto e negli scritti Luisa,  pone in evidenza che Cristo, nel disegno di Dio, e nella sua manifestazione nel Divino Volere tiene per diritto il primato su tutto ciò che esiste.

In quanto primo voluto e amato da Dio, il Verbo incarnato costituisce, allora, l’unica chiave ermeneutica per l’intero universo, pertanto, è definito dal Dottor Sottile il “Summum Opus Dei” cioè il Capolavoro di Dio. Scoto, mettendo in evidenza l’amore liberissimo di Dio, in Cristo Gesù, nonché la volontà di Cristo di accogliere e compiere il mandato ricevuto di glorificare Dio e di donare la salvezza agli uomini, ha scoperto il senso autentico del disegno divino, gli scritti di Luisa ne avvalorano l’intuizione e danno una luce più nitida dopo oltre 800 anni di teologia e spiritualità cristiana.

In questa prospettiva cristocentrica assoluta, infatti, tutto il mistero di Dio, Uno e Trino, insieme al mistero dell’Incarnazione del Verbo, esprime la massima libertà dell’amore e della Volontà Divina, che non è soggetta a nessun condizionamento, tanto meno al peccato. Tutto ciò rivela chiaramente il primato assoluto dell’Incarnazione, per cui Cristo non è altro che la libera manifestazione dell’amore gratuito di Dio, che da sempre Lo ha predestinato per donare all’uomo la redenzione e la glorificazione e il ritornare a vivere la sua stessa Vita Divina.

La predestinazione della natura umana di Cristo all’unione ipostatica e alla gloria è, infatti alla luce di quanto esposto, il centro di tutta la creazione e la ragione stessa dell’esistenza di tutto quello che è fuori di Dio.

Il cristocentrismo è, dunque, una verità di cui non si può fare a meno. La teologia cristiana, in questo nuovo secolo, dovrebbe rincentrarsi in modo ancora più coerente e approfondito sul mistero della centralità universale di Cristo e della Sua singolarità, riscattando quell’umanesimo e/o (transumanesimo) che il mondo si sta costruendo, escludendo Gesù Cristo dal proprio orizzonte, poiché solo Cristo è di fatto l’unico “centro” legittimo che dà pienezza e significato all’intera creazione. E’, dunque, ripartendo dal cristocentrismo che si possono avere nella Chiesa e nella società segni di rinnovamento, come ad esempio la nuova evangelizzazione che abbia davvero come culmine la Divina Volontà,   che le consentirebbe di adeguarsi a Cristo, suo Modello, onde poter svolgere poi la stessa missione profetica, sacerdotale e regale del suo Fondatore.