La testimonianza di Mons. Giovanni D’Ercole ruota attorno a due pilastri fondamentali della vita cristiana: la catechesi come testimonianza e la preghiera come ascolto e silenzio.

1. La catechesi non è insegnamento, ma testimonianza

  • Essere catechisti significa essere testimoni, non semplici insegnanti di nozioni.
  • La catechesi nasce da un incontro personale con Dio che ha trasformato la vita del catechista.
  • Oggi molti bambini vivono la catechesi come un dovere legato ai sacramenti, senza un vero annuncio di Gesù.
  • La società non è più cristianizzata come un tempo: molte famiglie non pregano, non leggono il Vangelo, non trasmettono la fede.
  • Per questo è urgente tornare all’essenziale, come i primi cristiani: annunciare Gesù e la gioia del suo incontro.
  • Il catechista comunica più con la vita che con le parole; spesso i messaggi più profondi passano fuori dall’ora di catechismo.
  • Un cammino privilegiato per portare i bambini a Gesù è far scoprire loro la bellezza e la maternità di Maria.

2. La priorità del nostro tempo: imparare a pregare

  • L’oratore racconta la sua scelta di lasciare il ruolo di vescovo diocesano per dedicarsi alla preghiera.
  • Papa Francesco ripete spesso: “Pregate per me” e sottolinea che la preghiera è la necessità più grande del nostro tempo.
  • Occorre distinguere tra preghiere (formule) e preghiera (ascolto di Dio).
  • Pregare significa entrare in sé stessi, fare silenzio, ascoltare.
  • Molti giovani cercano tecniche di rilassamento perché hanno sete di pace; il cristianesimo offre una via più profonda: diventare silenzio in cui Dio parla.
  • Il silenzio inizialmente è difficile: si vorrebbe scappare. Ma è lì che si dona a Dio ciò che non ci appartiene: il tempo.
  • Un maestro spirituale gli insegnò: “Io sto con Dio ogni giorno, anche senza dire una parola”.

3. La crisi dell’ascolto nella società moderna

  • Viviamo in un mondo iper-comunicativo ma incapace di ascoltare.
  • Litigi, reazioni impulsive, bestemmie tra i giovani: tutto nasce dalla mancanza di ascolto.
  • La preghiera come silenzio e ascolto è la cura più urgente.

4. Il silenzio davanti alla sofferenza

  • Davanti a malattia, dolore e morte non esistono risposte razionali.
  • Il silenzio diventa solidarietà, presenza, compassione.
  • Solo chi ascolta può obbedire a Dio e comprendere il mistero dell’amore.

5. Contemplare, adorare, ringraziare

Tre verbi riassumono il cammino spirituale:

  • Contemplare: fare silenzio e guardare con gli occhi del cuore.
  • Adorare: restare fermi davanti a Dio.
  • Pregare: dire “grazie”, che si compie nell’“amen”, cioè “sia fatta la tua volontà”.

6. Maria, segno di speranza

  • Maria accompagna come madre in ogni momento.
  • È il segno della speranza cristiana e guida verso la Gerusalemme nuova.
  • La testimonianza si conclude con un invito alla preghiera reciproca e con la benedizione finale.